Il noto giornalista analizza su YouTube la clamorosa debacle rossonera in Ungheria: dal confronto impietoso con la notte del derby al fantasma dell’atmosfera europea
Il tracollo in terra ungherese contro il Ferencváros (2-0) continua a far discutere apertamente addetti ai lavori e opinionisti. Nel suo consueto intervento sul proprio canale YouTube, il giornalista Sandro Sabatini ha analizzato senza filtri la disastrosa prestazione offerta dal Milan nella quarta giornata di Europa League, mettendo in evidenza la profonda involuzione della squadra rispetto alle notti di campionato e l’atavico blocco psicologico quando si varcano i confini nazionali.
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«Qual è il vero Milan? Quello del derby o lo spettro visto contro il Ferencvaros?»
Nel suo commento video, Sabatini parte dal netto contrasto tra le ultime uscite in Serie A — culminate nella strepitosa vittoria nella stracittadina — e l’invereconda prova offerta dagli uomini di Ruben Amorim in Europa, sottolineando l’assenza totale di stimoli e personalità:
«Qual è il Milan? Perché quello del derby è una squadra, quello che si presenta in campo senza voglia, senza giocatori, senza motivazioni, senza niente, nemmeno la presenza di Cardinale in tribuna, che qualcosa aveva significato nel derby. Il Milan visto in campo nella quarta giornata di Europa League contro il Ferencvaros non è nulla».
Il tabù europeo e il paragone col passato: «La musica della Champions non fa più effetto»
La stoccata più dura del giornalista tocca il piano storico e ambientale. Se in passato le note della competizione continentale rappresentavano una scossa elettrica capace di trasformare il DNA del club di via Aldo Rossi, oggi lo scenario appare radicalmente opposto:
«È il solito Milan che quando vede l’ambiente europeo, al contrario dei bei tempi quando c’erano Galliani che diceva bastava sentire la musica della Champions League che tutto cambia, stavolta non cambia proprio nulla».
Un’analisi impietosa che rimarca l’urgenza di un cambio di passo mentale definitivo per la squadra rossonera, chiamata a dimostrare continuità e ferocia agonistica indipendentemente dal palcoscenico in cui si scende in campo.