Gerry Cardinale dà i voti al Milan? Allora adesso il registro lo apriamo noi: bocciatura senza appello! - VIDEO di Alberto Petrosilli
Editoriali

Gerry Cardinale dà i voti al Milan? Allora adesso il registro lo apriamo noi: bocciatura senza appello! – VIDEO di Alberto Petrosilli

Dal pareggio con il Sassuolo alle pagelle della proprietà: se i giocatori devono rispondere degli errori in campo, anche chi comanda deve assumersi le responsabilità delle proprie scelte

Gerry Cardinale che dà i voti ai giocatori del Milan? Ma siamo seri? Se davvero, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, il proprietario di RedBird ha espresso giudizi sui singoli dopo il pareggio contro il Sassuolo, allora è arrivato il momento di fare un piccolo esperimento: invertiamo le parti e proviamo a dare noi i voti a chi guida il club rossonero. Perché giudicare le prestazioni dei calciatori è legittimo, ma sottoporre a verifica le decisioni della società lo è altrettanto. Anzi, forse è persino più importante.

LEGGI ANCHE: le ultimissime in casa Milan

A quanto riferito, Adrien Rabiot sarebbe finito sotto osservazione per i palloni persi, mentre Gonçalo Ramos sarebbe stato sostanzialmente giustificato per i pochi palloni ricevuti. Osservazioni che, se confermate, aprono una questione tutt’altro che secondaria: quanto è giusto giudicare un giocatore senza considerare il contesto tattico, il lavoro della squadra e le responsabilità di chi ha costruito la rosa?

Benissimo, Gerry. Prendiamo il registro, prepariamo la penna rossa e cominciamo.

Programmazione sportiva: voto 3

Ogni estate sembra quella della svolta definitiva. Arrivano promesse, annunci, aspettative e la sensazione che finalmente si stia costruendo un progetto capace di riportare il Milan stabilmente ai vertici. Poi, però, la stagione entra nel vivo e riaffiorano le solite domande: la rosa è davvero completa? Le caratteristiche dei giocatori sono compatibili? Le scelte di mercato rispondono a un disegno preciso?

Una grande squadra non nasce sommando nomi, ma mettendo insieme calciatori funzionali a un’idea di gioco. Servono equilibrio, alternative credibili, programmazione e continuità. Se questi elementi mancano, non si può pensare che sia sempre l’allenatore a trovare una soluzione miracolosa.

A Milanello, a volte, sembra servire più un direttore dei lavori che un tecnico: cantieri aperti, progetti da correggere e lavori che paiono non finire mai!

Gestione societaria: voto 2

Un club come il Milan ha bisogno di una struttura solida, con ruoli definiti e responsabilità riconoscibili. Non basta cambiare qualche pedina per dimostrare di aver risolto un problema. La vera domanda è se esista una linea sportiva coerente, capace di resistere alle difficoltà senza ricominciare continuamente da capo.

Quando i risultati arrivano, tutti possono rivendicare una parte del merito. Quando invece le cose si complicano, bisogna evitare che le responsabilità diventino un pallone da passarsi da una scrivania all’altra.

La società deve rispondere delle proprie decisioni, proprio come un allenatore risponde delle formazioni e un calciatore delle prestazioni. La responsabilità non può fermarsi all’ultimo uomo che tocca il pallone.

Comunicazione: voto 4

Il cappellino, lo slogan, il richiamo al Make Milan Great Again: tutto molto scenografico. Ma il Milan non è una campagna elettorale e San Siro non è un palcoscenico sul quale bastano parole efficaci per conquistare il pubblico.

I tifosi non chiedono necessariamente dichiarazioni roboanti. Chiedono soprattutto di riconoscere un progetto credibile, di capire dove si voglia arrivare e di vedere sul campo i risultati delle promesse.

La comunicazione migliore, nel calcio, resta quella che arriva attraverso le prestazioni della squadra. Un mercato costruito con criterio, una formazione competitiva e una stagione senza continui alibi valgono più di qualsiasi slogan stampato su un cappellino.

Caro Gerry, le parole possono accendere l’entusiasmo. Ma, se non vengono accompagnate dai fatti, rischiano di trasformarsi nel motivo per cui quell’entusiasmo si spegne.

Autocritica: voto zero

Eccoci al punto centrale. Perché chiedere conto ai calciatori delle loro prestazioni è normale. Valutare il lavoro dell’allenatore è altrettanto legittimo. Ma allora bisogna applicare lo stesso principio anche ai vertici societari.

Chi sceglie i dirigenti, imposta la strategia, autorizza gli investimenti e definisce le priorità sportive deve essere pronto a rispondere delle proprie decisioni.

Se un attaccante non riceve palloni, non basta discutere della sua prestazione: bisogna interrogarsi anche sul funzionamento della squadra. Se un centrocampista perde il possesso, occorre valutare l’errore individuale, ma anche le distanze tra i reparti, le soluzioni di passaggio e il contesto della partita.

E se una rosa presenta lacune, la domanda non può riguardare soltanto chi scende in campo. Deve coinvolgere anche chi quella rosa l’ha costruita.

Questo non significa assolvere i giocatori o attribuire automaticamente ogni problema alla proprietà. Significa applicare lo stesso metro di giudizio a tutti, senza privilegi e senza capri espiatori.

Perché i calciatori possono sbagliare un passaggio, un tiro o una partita. Un allenatore può sbagliare una scelta tattica. Ma le decisioni societarie possono condizionare un’intera stagione, con conseguenze tecniche, economiche e sportive molto più ampie.

Il voto finale a Gerry Cardinale: 2, rimandato a gennaio

Il giudizio, naturalmente, è una provocazione giornalistica, non una sentenza. Ma il messaggio è chiaro: se la proprietà vuole giudicare il rendimento dei calciatori, deve accettare che i tifosi giudichino il rendimento della proprietà.

Il Milan è una società con una storia internazionale, milioni di sostenitori e un patrimonio sportivo che non può essere misurato soltanto attraverso i bilanci o le strategie commerciali. La sostenibilità economica conta, eccome. Ma deve convivere con un progetto calcistico ambizioso, riconoscibile e capace di produrre risultati.

I tifosi non pretendono necessariamente di vincere sempre. Pretendono di capire dove stia andando il Milan, quali siano le priorità e chi debba rispondere quando gli obiettivi non vengono raggiunti.

Voto finale: 2. Rimandato a gennaio. E questa volta non per un’interrogazione sui palloni persi da Rabiot o sui pochi palloni arrivati a Gonçalo Ramos, ma per una verifica molto più importante: quella sulla programmazione, sulla gestione e sulle ambizioni della società.

Perché il Milan non ha bisogno soltanto di giocatori promossi. Ha bisogno di una proprietà capace di dimostrare, con i fatti, di meritare la fiducia dei suoi tifosi.

E allora, Gerry, una domanda resta sul tavolo: se il registro delle pagelle è aperto per tutti, perché mai il proprietario dovrebbe esserne esentato?

×