Piatek intervistato da Gazzetta racconta il proprio stato d’animo ad un mese esatto dall’inizio del campionato, senza Europa
Piatek si racconta ai microfoni di Gazzetta dello sport, lui che a Gennaio di quest’anno è arrivato al Milan come un potentissimo fulmine a ciel sereno senza fare danni ma bensì portando tantissimo della sua classe e del suo senso del goal. Il tutto un po’ oscurato dal malumore di una squadra che a 10 gare dal termine sembrava ormai persa ed irrecuperabile. Gattuso poi è stato bravo nel ricompattare il gruppo, ad ogni modo, questo, non è servito a far si che Piatek chiudesse la stagione come l’ha iniziata.
GIAMPAOLO PER RIPARTIRE- L’occasione si presenta immediata, Giampaolo rappresenta un nuovo inizio per Piatek che dovrà diventare il centro dell’attacco rossonero e tornare ad essere quel finalizzatore micidiale che ci ha impressionato fin dai tempi del Genoa. Gazzetta dello Sport cerca di carpirne l’umore e lo stato d’animo attraverso un’intervista molto interessante: «L’obiettivo principale è giocare in Champions e il dispiacere più grande è non esserci già riuscito».
SULL’ARRIVO IN ITALIA- «Quando sono arrivato in Italia, chi l’avrebbe detto che avrei segnato più di CR7… Ma io voglio migliorare e diventare capocannoniere. Farò di tutto per riuscirci. Mio padre? Mi ha insegnato a lavorare duro. La sua esistenza è sempre stata così. È il primo allenatore della mia vita, molti pregi del mio carattere arrivano dalla sua figura».
AMBIZIONI E SPERANZE- «La maglia numero 9? Sono felice, di averla sulle spalle. Da uno a dieci sono felice… undici. Il 9 è un numero importante per un attaccante, tutti i migliori ce l’hanno. Non credo alla scaramanzia: per me la 9 è la normalità, andrà tutto bene come con la 19. La cosa non mi fa paura. Si dice che la seconda stagione è sempre più difficile della prima? Per me non è mai stato così. Sono sempre riuscito a migliorarmi».