Le parole del brasiliano Pato riaccendono per un attimo una suggestione romantica, ma il tempo ha già scritto la sua sentenza: il legame con il Milan resta fortissimo, il capitolo da calciatore invece appartiene ormai alla memoria
Ci sono frasi che durano pochi secondi e riescono comunque ad aprire una porta enorme nella memoria. Quando Alexandre Pato dice, in sostanza, che se il Milan lo chiamasse tornerebbe anche solo per sei mesi, è inevitabile che qualcosa scatti.
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Perché Pato non è stato un giocatore qualsiasi.
È stato una promessa, poi una certezza, poi un rimpianto. È stato il ragazzo arrivato dal Brasile con una leggerezza quasi irreale, capace di segnare, accelerare, saltare avversari e far immaginare ai tifosi rossoneri che il futuro potesse avere il suo volto.
Per questo l’idea di rivederlo con quella maglia ha un fascino immediato.
Sarebbe romantica.
Sarebbe suggestiva.
Sarebbe, soprattutto, profondamente nostalgica.
Ma proprio per questo bisogna avere il coraggio di dirlo: non succederà. E forse è giusto così.
Pato-Milan, il cuore direbbe sì. Il tempo dice altro
Il calcio vive anche di ritorni. Alcuni funzionano, altri no. Ma esiste un elemento che nessuno può dribblare: il tempo.
Quello passato da quando Pato era il talento chiamato a prendersi il Milan non si può cancellare. Non si può tornare a San Siro nel 2008, non si può riavvolgere la carriera, non si possono eliminare gli infortuni, le occasioni perse, le strade prese altrove.
Si può ricordare tutto questo.
Ed è proprio lì che il fascino di Pato resta intatto.
Il rischio, in operazioni di questo tipo, sarebbe trasformare la nostalgia in qualcosa di diverso. In un tentativo di riportare nel presente un giocatore che appartiene a un’altra epoca calcistica.
E non sarebbe giusto né per il Milan né per lui.
Alcune storie non hanno bisogno di un nuovo finale
Pato ha già dato al Milan immagini che resteranno.
Le accelerazioni.
I gol.
Quel talento apparentemente senza limite.
E anche ciò che non è riuscito a diventare fa parte della sua storia.
Anzi, forse la rende ancora più forte.
Perché Pato è uno di quei giocatori che vengono ricordati non soltanto per ciò che hanno fatto, ma anche per tutto quello che avrebbero potuto fare.
E allora sì, sarebbe bellissimo immaginare un ultimo contratto, sei mesi in rossonero, magari una notte a San Siro, un gol sotto la Curva Sud, un’ultima corsa con quella maglia.
Ma sarebbe cinema.
Il calcio reale è un’altra cosa.
Il capitolo Pato non si riaprirà, ma non serve
Il rapporto tra Pato e il Milan non ha bisogno di un ritorno per essere importante.
Resta lì.
Nella memoria di chi lo ha visto esplodere.
Nelle immagini di quel ragazzo velocissimo che sembrava poter diventare uno dei migliori attaccanti del mondo.
Nel legame affettivo che lui stesso continua a mostrare quando parla del club.
Ed è forse questa la parte più bella.
Non tutte le storie devono ricominciare.
Alcune diventano speciali proprio perché appartengono a un tempo preciso e irripetibile.
Pato può continuare ad amare il Milan.
Il Milan può continuare a ricordare Pato.
Ma il campo, quello vero, appartiene ormai a un altro momento.
E certe porte, per quanto affascinanti da immaginare aperte, restano chiuse.
Non per freddezza.
Perché il tempo passa.
E il capitolo Pato-Milan, da calciatore, è già stato scritto.