Andrea Conti si è raccontato al Corriere della Sera, passando diversi temi: tra gli infortuni e aneddoti al Milan, influenzati dalla presenza di Ibrahimovic
In una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, Andrea Conti ha ripercorso le tappe più complesse della propria carriera. L’ex terzino di Atalanta e Milan, classe 1994, ha riavvolto il nastro dagli anni della consacrazione sotto la guida di Gian Piero Gasperini fino al trasferimento in rossonero, soffermandosi in particolare sul lungo calvario legato ai ripetuti infortuni al ginocchio, culminato con la decisione di ritirarsi dal calcio giocato a soli trent’anni.
Nel corso della chiacchierata, Conti ha rievocato anche il ritorno al Milan nella stagione dello Scudetto, sottolineando il lavoro di Stefano Pioli, la centralità della figura di Paolo Maldini e l’impatto carismatico avuto da Zlatan Ibrahimović all’interno dello spogliatoio.
L’ATALANTA – «Il miglior allenatore mai avuto. Ricordo la preparazione estiva con lui: ci aveva massacrato. Oppure quando il giorno prima di un Inter-Atalanta ci aveva fatto fare forza in palestra. Eravamo increduli. In campo, però, volavi».
LA CHIAMATA DEL MILAN – «Mi volevano i rossoneri e il Chelsea. Appena atterrato a Ibiza per le vacanze, la chiamata del mio procuratore: “Devi venire a Milano per le visite mediche”».
IL PRIMO INFORTUNIO – «Una mazzata. Ho capito subito che si trattasse di qualcosa di grave. Uno sconforto totale. Ero al primo anno al Milan, avevo appena conquistato la Nazionale. Le prime soddisfazioni dopo tanti sacrifici. E in quei momenti i pensieri sono infiniti. Quando e come sarei tornato, se la caviglia avesse causato l’infortunio, la responsabilità nei confronti di club e tifosi. Anche se il peggio doveva ancora arrivare. L’intervento non è andato bene. Come l’ho scoperto? Mesi dopo, quando mi sono rotto per la seconda volta il crociato».
LO STILE “IBRA” – «Si respirava un’atmosfera diversa. Il mister era stato bravo a creare un grande gruppo. La presenza di Maldini era fondamentale. E l’arrivo di Ibrahimovic qualche mese prima è stato decisivo. Con lui eri costretto ad alzare il livello. Mi è capitato di vedere ragazzi della Primavera piangere quando erano aggregati con la prima squadra per certi suoi comportamenti. Fuori dal campo, invece, cambiava: scherzoso e simpatico».
Il racconto di Andrea Conti restituisce la dimensione di un percorso professionale segnato da grandi picchi e profonde difficoltà. Dalla consacrazione a Bergamo fino al grande salto a Milano, la carriera del terzino è stata irrimediabilmente condizionata dai problemi fisici, che ne hanno minato la continuità portandolo ad un prematuro addio al calcio professionistico.