Pato sul canale della Lega Serie A ha parlato del Milan e dei momenti vissuti in rossonero, che resteranno per sempre nella mente e nel suo cuore
Alexandre Pato ha rilasciato un’intervista al canale della Lega Serie A nella rubrica ‘Storie di Serie A’. Queste le parole dell’ex attaccante del Milan:
IL MILAN ALLA PLAY «Giocavo alla PlayStation, giocavo ai videogiochi da piccolo con il Milan e dicevo: ‘Vorrei andare al Milan’. Avevano appena vinto la Champions e c’erano sette brasiliani. Quando giochi da piccolo vuoi diventare un calciatore professionista, giocare in nazionale. Seguivo tanto Ronaldo perché per la mia generazione era lui il numero uno. Quindi quando ho visto che lui era in rosa, ho detto: ‘Lasciamo stare le altre squadre, io voglio andare a giocare con lui’».
L’ARRIVO A MILANO «Il primo è stato Ancelotti a Milanello. E prima ancora il dottor Galliani: sono andato a Forte dei Marmi a incontrarlo, io ero giovanissimo. E questo è bello, perché io vivevo a Porto Alegre, venivo da una spiaggia piccolina. Mi ricordo che mentre andavo a Forte dei Marmi è passata una Ferrari: non ne avevo mai vista una…. Quindi sono andato lì a incontrarlo, e poi da lì lui mi ha portato a incontrare il mister. Davanti a tutti mi presenta, a me piccolino e tutto timido… Tutti si sono alzati, tutti mi hanno dato la mano e mi hanno abbracciato: quello per me è stato bellissim».
KAKA UN IDOLO? «Sì, lui era uno che seguivo tanto, però giocava in una posizione diversa dalla mia. Per me Ronaldo è sempre stato l’idolo: mi ero persino fatto i capelli come lui! Poi, mentre ero al Milan, è arrivato anche quello che per me è stato il massimo assoluto, il più forte di tutti: Ronaldinho».
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IL GOL AL NAPOLI «Ho dovuto aspettare sei mesi per giocare la prima partita, perché mi ricordo che sono arrivato il 2 settembre e il mercato chiudeva il 31 agosto. E dicevo a mia mamma: ‘Sai mamma, perché non mi hai fatto nascere due giorni prima?’. Perché così potevo iniziare a giocare già dall’inizio e magari vincere pure il Mondiale per Club, che per noi brasiliani è il massimo. Però è andata così, ho dovuto aspettare sei mesi per giocare. La prima partita contro il Napoli: Ronnie fa gol, io ci provo a fare gol con i suoi passaggi ma non ci riesco. Lui mi dà due palloni davanti alla porta, io sbaglio e viene da me a dirmi: ‘Dai, mi devi aiutare!’. ‘Io aiutare te? Ma cosa stai dicendo?!’. Poi io calcio, la palla rimane lì sul piede a Clarence Seedorf che segna, poi segna Kaká e mi sono detto: ‘Mamma mia, manca il mio gol!’. Poi Favalli lancia da dietro, da lontanissimo, spara un lancio lungo davanti; io stoppo benissimo davanti al difensore, poi viene incontro il portiere… mi ricordo che la palla rimbalzava un pochino e ho pensato: ‘Se la metto in alto, lui farà il gesto per cercare di prenderla in alto. Allora la metto sotto, sotto le gambe’. Quando la palla è entrata, è uscito fuori tutto quello che avevo dentro: il sogno di giocare nel Milan, di giocare con questi campioni e di segnare all’esordio. Mia mamma e mio papà erano lì: vedere tutta la gente gioire in quel momento per me è stato bellissim».