Diario del nuovo Milan: giorno 5. La rivincita di Amorim
Editoriali

Diario del nuovo Milan: giorno 5. Ma Amorim non era un brocco? La vittoria sul Lecce e una formazione meno “rigida”. Ora tutti zitti, in attesa della prossima caduta

Il Milan vince travolgendo il Lecce per 3-0 a discapito delle tante critiche dell’ultima settimana. La rivincita di Amorim, sia in campo che in conferenza

Come cambiano le cose nel giro di quattro giorni! Mercoledì sera, il Milan era una squadra sull’orlo di una crisi isterica: Amorim non trovava una quadra, i senatori si ribellavano, i risultati non arrivavano e Cardinale già pensava a un nuovo allenatore. Domenica sera, invece, il Milan è bello, forte, tonico e creativo. Forse, ma proprio forse, c’è bisogno di maggiore equilibrio e forse, ma proprio forse, emettere sentenze nel bel mezzo di settembre non è sempre l’idea migliore. Conta il tempismo, conta il momento: ma come ve lo deve spiegare Ruben Amorim? La conferenza show che ha messo in piedi alla vigilia della sfida contro il Lecce è uno stendardo piantato nel cemento: io faccio l’allenatore, voi fate i giornalisti.

E, difatti, le sue scelte hanno ripagato. Il secco 3-0 contro la squadra di Di Francesco lascia ai tifosi rossoneri una grande voglia di rivedere Pulisic e compagni di nuovo in campo. Peccato, però, che di mezzo c’è la maxi sosta: appuntamento all’11 ottobre, quando di fronte al Diavolo ci sarà il sempre ostico Sassuolo. Eppure, la pausa per le Nazionali ci concede un grande lusso, poiché ci permette di poter analizzare con molta cura i cambiamenti che, umilmente, Amorim ha apportato alla formazione rossonera.

1- Torniamo sempre lì, alla comunicazione

Tuttavia, prima di farlo dobbiamo per forza di cose tornare a parlare della comunicazione che, come ripetiamo da almeno due editoriali, sta diventando fondamentale. La conferenza di sabato segna un solco parecchio importante, giacché Amorim ha saputo controbattere con grande intelligenza alle precoci critiche post-Benfica. Il tecnico portoghese non si è affacciato con arroganza (come molti dicono, vero Behrami?), ma ha incastrato un giornalista che ha provato, nuovamente, a discutere di polemiche che non esistono. La domanda “secondo te qual è la miglior formazione iniziale?” è una mossa astuta, dato che pone il sopracitato, virtualmente, sulla panchina del Milan.

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Risulta dunque facile, per noi giornalisti, elencare i nomi come al Fantacalcio: mettiamo Gila, poi Moreira con Chukwueze, poi Modric e Rabiot e ancora Cissè e Goncalo Ramos. Che squadra, che qualità! Peccato, però, che esistono gli avversari, esistono gli infortuni, esistono le caratteristiche individuali e anche gli impegni settimanali. Dai, riprovateci a ottobre.

2- L’umiltà di Amorim

Le parole di Amorim, subito dopo la vittoria contro il Lecce, denotano due cose: umiltà e intelligenza. L’allenatore del Diavolo ha capito che la rigidità del 3-4-2-1 non si adatta, in primis, al calcio italiano. Serve movimento per scardinare i blocchi bassi, serve creatività per innescare i giocatori migliori. A San Siro abbiamo visto un 4-4-2 molto ibrido, in grado di diventare un 4-2-3-1 ma anche un 4-3-3. Gila ha agito da terzino di spinta, Rabiot ha dato manforte a Modric e Pulisic ha svariato ovunque, anche in zone che non gli competono. Risultato? Il Lecce ci ha capito ben poco, specie nel primo tempo, quando il Milan ha aggredito con enorme ferocia.

L’intelligenza, poi, di Amorim sta nel riproporre giocatori molto criticati. Estupinan non è il beniamino della Curva Sud e Saelemaekers era reduce da qualche prestazione alquanto opaca. Tuttavia, quest’ultimi hanno saputo tener botta e ieri, a San Siro, hanno dimostrato il perché scendono in campo: il terzino rossonero è un elemento difensivo ed è proprio una sua diagonale a evitare un gol del Lecce. L’esterno belga, invece, ha dato forma al suo estro diventando, in alcuni momenti, l’elemento creativo che molti reclamavano.

3- Ci vuole tempo, ci vuole pazienza

Il Milan non era scarso mercoledì e non diventa fortissimo domenica. I nuovi dettami tattici si intravedevano già dall’esordio contro il Torino, ma quando hai da forgiare da zero una nuova mentalità necessiti di tempo e pazienza. Amorim non era scarso mercoledì e non diventa il miglior allenatore del mondo domenica, è un tecnico che arriva in Serie A dopo un’esperienza a dir poco fallimentare con il Manchester United, che deve scontrarsi con delle formazioni arcigne e un ambiente che, molto spesso, non rema a favore del club rossonero.

Non vogliamo fare proclami inutili, non vogliamo promettere a tutti che Amorim riporterà il Milan sul tetto del mondo. Eppure, parliamo di un allenatore che merita fiducia e sostegno, le stesse cose di cui non hanno goduto l’ultimo Pioli, Fonseca, Conceicao e anche Allegri. C’è bisogno di sostenere la squadra, i suoi giocatori e il suo staff. Poi, di Cardinale e di una dirigenza praticamente assente e senza volto, parleremo. Ma adesso, e fino al mercato di gennaio quando capiremo quali ambizioni ha davvero questa società, ripetiamo in loop le famose parole di Rino Gattuso: “priorità all’AC Milan”.

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