Ronaldo e Modric, due modi opposti di sfidare il tempo
Editoriali

Ronaldo e Modric, due modi opposti di sfidare il tempo: il croato è l’altra faccia della medaglia

Cristiano Ronaldo e Luka Modric continuano a giocare oltre i quarant’anni, ma le ultime settimane raccontano due approcci profondamente diversi alla gestione del proprio ruolo, del tempo che passa e del rapporto con squadra e allenatore

Ci sono campioni che sfidano il tempo cercando di dominarlo e altri che scelgono di accompagnarlo. Cristiano Ronaldo e Luka Modric appartengono alla stessa generazione, continuano a giocare ad altissimo livello e condividono una longevità fuori dal comune. Eppure, oggi, sembrano rappresentare due modi quasi opposti di vivere l’ultima fase di una carriera leggendaria.

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Le ultime polemiche attorno a Ronaldo con il Portogallo hanno riaperto un tema che va oltre il singolo episodio. Il fuoriclasse portoghese ha lasciato il ritiro della Nazionale dopo il deteriorarsi del rapporto con il ct Jorge Jesus, spiegando successivamente che l’allenatore avrebbe disatteso alcuni accordi presi sul suo utilizzo. Ronaldo ha poi chiesto scusa a tifosi e compagni e si è detto pronto ad accettare eventuali sanzioni, mantenendo però ferme le proprie accuse nei confronti del commissario tecnico.

Non si tratta di mettere in discussione ciò che Ronaldo è stato e continua a essere. I numeri, il peso storico e l’impatto avuto sul Portogallo non hanno bisogno di essere difesi. Il punto è un altro: anche un gigante, a un certo punto, deve fare i conti con il cambiamento del proprio ruolo.

Ed è qui che entra in scena Luka Modric.

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Il centrocampista del Milan, parlando nelle ultime ore del proprio futuro, ha usato parole molto diverse. Nessuna pretesa, nessuna scadenza imposta agli altri, nessuna volontà di fissare in anticipo ciò che dovrà accadere. Modric ha spiegato di voler continuare finché avrà passione, forza e sensazioni positive, aggiungendo che ascolterà il proprio corpo e prenderà le decisioni «partita dopo partita, mese dopo mese».

È una differenza sottile, ma enorme.

Modric sembra accettare il fatto che il tempo possa cambiare gerarchie, minuti e responsabilità. Ronaldo, invece, continua a vivere ogni scelta tecnica come qualcosa che investe direttamente il proprio status. Non necessariamente per arroganza: può essere anche il risultato di una mentalità feroce, quella stessa che lo ha portato fino a 41 anni ancora competitivo. Ma ciò che per vent’anni è stato un carburante può diventare, nell’ultima parte del percorso, qualcosa di più difficile da gestire.

Il croato offre un’altra strada. Accetta di essere ancora importante senza dover dimostrare ogni giorno di essere indispensabile. Anche parlando di un possibile futuro al Real Madrid, Modric ha precisato che vorrebbe tornare soltanto se potesse essere realmente utile, non semplicemente per occupare un posto nel club della sua vita.

Forse è proprio questa la vera sfida per i fuoriclasse quando il calendario presenta il conto: non dimostrare di poter fermare il tempo, ma capire come conviverci.

Ronaldo e Modric restano due monumenti del calcio moderno. Ma oggi il croato sembra ricordare una verità semplice: la grandezza non si misura soltanto da quanto spazio riesci ancora a prenderti. A volte si misura anche da come accetti che quello spazio possa cambiare.

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