Il Milan deve chiudere una volta per tutte il capitolo Leao: né il club né il giocatore meritano un’altra stagione vissuta tra dubbi, conferenze infinite e prestazioni giudicate con la lente d’ingrandimento
La questione Rafael Leao rischia di diventare, ancora una volta, il grande tormentone della stagione del Milan. E francamente sarebbe un copione che nessuno, né il club né il giocatore, merita di rivivere. Il portoghese è ancora rossonero, il mercato non è chiuso e sul tavolo non è arrivata un’offerta ritenuta sufficiente. Ma proprio per questo il Milan deve prendere una decisione chiara e, soprattutto, smettere di essere Leao-centrico.
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Perché il problema non è soltanto capire se l’attaccante resterà o partirà. Il vero problema sarebbe affrontare un’altra stagione nella quale ogni conferenza stampa di Ruben Amorim diventerebbe inevitabilmente un processo al portoghese: perché non ha giocato? Perché è entrato dopo? È arrabbiato? Come lo vede? Si è allenato bene? Può tornare titolare? Cosa pensa del suo atteggiamento?
E poi, puntualmente, ogni partita diventerebbe un referendum su Leao.
Il Milan non può più permettersi di vivere dentro il caso Leao
Se resterà, Leao dovrà essere un giocatore importante della rosa, non il centro gravitazionale attorno al quale costruire ogni discorso. Se partirà, il Milan dovrà essere pronto a proseguire senza di lui. In entrambi i casi, la società deve recuperare una normalità che negli ultimi anni è spesso mancata.
Non è normale che ogni gesto del portoghese venga analizzato al microscopio. Un’espressione del viso, un cambio, una panchina, una partita sottotono o una mancata esultanza diventano immediatamente argomenti da prima pagina. E così si finisce per trasformare ogni prestazione di Leao in un caso.
Questo non fa bene al giocatore, ma soprattutto non fa bene al Milan.
Anche Leao deve uscire da questa zona grigia
C’è però anche una responsabilità del portoghese. Se davvero vuole restare al Milan, deve dimostrarlo con continuità, atteggiamento e prestazioni. Non può esistere perennemente una terra di mezzo nella quale tutti aspettano di capire cosa succederà.
Leao ha qualità enormi e un talento che nessuno mette in discussione. Ma proprio per questo deve essere trattato come un calciatore della rosa, non come un problema irrisolvibile da affrontare ogni settimana.
Se invece arriverà un’offerta da almeno 50 milioni di euro più bonus, avvicinando la valutazione rossonera ai 60 milioni, il club dovrà valutare concretamente la cessione. In caso contrario, la soluzione più semplice è anche quella più sana: Leao resta, lavora e gioca quando lo merita.
Il Milan deve tornare a parlare del Milan
È questo il punto centrale. Il Diavolo ha bisogno di costruire una stagione nella quale si parli di calcio, risultati, obiettivi e crescita della squadra, non di Rafael Leao ogni tre giorni.
Se resterà, bisognerà smettere di chiedere ad Amorim di spiegare ogni sua scelta. Se partirà, bisognerà smettere di chiedersi per mesi cosa sarebbe successo con lui.
Il Milan deve tornare a essere più grande di qualsiasi singolo giocatore. E anche Leao, per il bene della sua carriera, merita finalmente un contesto nel quale poter essere giudicato per quello che fa in campo, non per ogni voce di mercato o per ogni domanda rivolta al suo allenatore.