Europa League, che figuraccia! Il Milan colleziona sconfitte: snobbare l'Europa è un lusso che i rossoneri non possono permettersi. Che senso ha partecipare così?
Editoriali

Europa League, che figuraccia! Il Milan colleziona sconfitte: snobbare l’Europa è un lusso che i rossoneri non possono permettersi. Che senso ha partecipare così?

La competizione conta oppure è diventata un fastidio da sopportare tra un impegno di campionato e l’altro? Dopo il pesantissimo 0-2 contro il Ferencvaros, il Milan si ritrova con appena tre punti in quattro giornate

C’è una domanda che a Milanello dovrebbero iniziare a porsi seriamente: quanto conta davvero l’Europa League per il Milan? Perché, guardando il percorso europeo della squadra di Ruben Amorim, viene quasi da pensare che qualcuno abbia dimenticato il significato di indossare questa maglia anche lontano dall’Italia.

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I numeri non hanno bisogno di interpretazioni. Quattro partite, una sola vittoria e ben tre sconfitte. Il bilancio racconta di un esordio negativo contro il Benfica, battuto 0-2 a San Siro, di una convincente reazione con il 4-0 sul campo del Salisburgo e poi di due autentici disastri contro Bournemouth e Ferencvaros, rispettivamente 3-0 e 2-0. Tre punti conquistati su dodici disponibili e appena quattro gol segnati: un bottino imbarazzante per una società della storia e delle ambizioni del Milan.

E attenzione: non stiamo parlando di una competizione nella quale il Milan dovrebbe necessariamente passeggiare. Ci sono avversarie organizzate, squadre ambiziose e realtà calcistiche che hanno tutto il diritto di giocarsi le proprie possibilità. Ma un conto è perdere contro un avversario superiore, un altro è presentarsi in campo senza personalità, senza intensità e soprattutto senza quella fame che dovrebbe contraddistinguere una squadra che vuole tornare protagonista in Europa.

Il dato più preoccupante, però, non è soltanto la classifica. È il modo in cui sono arrivate queste sconfitte. Contro il Bournemouth il Milan è stato travolto, contro il Ferencvaros è apparso lento, prevedibile e incapace di reagire. Persino dopo l’espulsione di un avversario, con la possibilità di riaprire la partita, i rossoneri non sono riusciti a trovare la via del gol. Se non riesci a sfruttare nemmeno queste occasioni, il problema è molto più profondo di una semplice serata storta.

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EUROPA LEAGUE, PRIORITÀ O COMPETIZIONE DI SERIE B?

La verità è che il Milan non può permettersi di scegliere quando essere competitivo. L’Europa League non sarà la Champions, non avrà lo stesso fascino e probabilmente non rappresenterà il principale obiettivo stagionale, ma resta un trofeo internazionale. Vincere una competizione europea significa prestigio, visibilità e soprattutto costruire una mentalità vincente.

Non si può pretendere di tornare grandi in Europa trattando le partite europee come fastidiosi appuntamenti infrasettimanali. La mentalità internazionale si costruisce proprio attraverso queste serate, non soltanto affrontando Real Madrid, Manchester City o Bayern Monaco.

E allora anche Amorim deve assumersi le proprie responsabilità. Le sue dichiarazioni dopo il Ferencvaros sono state durissime, ma non bastano le parole per risolvere una situazione che richiede interventi concreti. Parlare di cuore, passione e mentalità è corretto, ma adesso bisogna dimostrare di saper trasmettere questi valori alla squadra.

La classifica, del resto, non concede illusioni: dopo quattro giornate il Milan occupa il 28° posto con tre punti. Con il nuovo format, soltanto le prime otto accedono direttamente agli ottavi, mentre le squadre dal nono al ventiquattresimo posto disputano gli spareggi. Attualmente i rossoneri sono persino fuori dalla zona playoff.

CARDINALE E DIRIGENZA, NON SI PUÒ FAR FINTA DI NULLA

C’è poi un’altra questione: quale messaggio sta passando questa squadra? Il Milan ha investito, ha cambiato guida tecnica e continua a parlare di crescita e ambizioni. Ma se il risultato è quello di collezionare figuracce in Europa, qualcosa evidentemente non funziona.

Non basta vincere il derby per cancellare tutto, così come non basta una vittoria contro il Salisburgo per raccontare una squadra ritrovata. La continuità è un requisito fondamentale, soprattutto per chi pretende di rappresentare una delle società più prestigiose del calcio europeo.

L’Europa League deve tornare a essere un obiettivo, non un peso. E se qualcuno all’interno del Milan pensa che questa competizione possa essere sacrificata senza conseguenze, è arrivato il momento di cambiare prospettiva.

Perché il problema non è soltanto rischiare di uscire prematuramente. Il problema è abituarsi a perdere. E per il Milan, abituarsi alla mediocrità europea sarebbe forse la sconfitta più grave di tutte.

Adesso servono risposte, non altre dichiarazioni.

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