Diario del nuovo Milan, giorno 6-7-8: si aspettavano una sconfitta e invece arriva una vittoria. Confermate che fino a mercoledì c'è Amorim in panchina?
Editoriali

Diario del nuovo Milan, giorno 6-7-8: si aspettavano una sconfitta e invece arriva una vittoria. Confermate che fino a mercoledì c’è Amorim in panchina?

Diario del nuovo Milan, giorno 6-7-8: i rossoneri vincono a Udine nonostante tutto. Da Salisburgo e Bournemouth arrivano prestazioni poco rilevanti al percorso

Dopo il nostro ultimo editoriale abbiamo sapientemente deciso di far passare un mese intero poiché all’orizzonte vi erano davvero tanti impegni e analizzarli uno per uno avrebbe condotto ad altalenanti giudizi. Difatti ci abbiamo visto lungo dato che dalla rotonda vittoria con il Lecce in poi abbiamo assistito a diversi Stop&Go. Ciò che possiamo evidenziare immediatamente, prima di addentrarci in questa foresta oscura chiamata Risultati, è che il clima attorno al Milan, e in particolar modo attorno ad Amorim, non è cambiato di una virgola.

Siamo dunque ben contenti di prendere ancora una volta le difese del nostro mister, giacché, fino a prova contraria, in 11 partite ufficiali ha ottenuto 6 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. I numeri non mentono mai, lo stiamo ripetendo da tempo, e ci sembra incoerente, per gli altri non certo per noi, cambiare metro di giudizio in base alla persona che siede sulla panchina rossonera: se lo scorso anno contavano solo i risultati, allora, cos’è cambiato in questi mesi?

1- Le prestazioni di Salisburgo e Bournemouth

Togliamoci subito questo dente. Sia la larga vittoria contro il Salisburgo che la cocente sconfitta contro il Bournemouth non vanno prese in considerazione e basta un minimo di intuizione per capirne i perché. La squadra austriaca, pur giocando in casa, non si è rivelata certamente un avversario arcigno e ha permesso a diversi giovani rossoneri di brillare. La partita, a conti fatti, si è chiusa nel giro di appena un tempo, lasciando davvero poco spazio ad analisi profonde. La caduta contro le Cherries, invece, ci ha messo anche meno per concludersi: se dopo 27′, e già sotto di un gol, il tuo portiere si fa espellere per una grave ingenuità concedendo il secondo rigore della serata, ebbene, c’è poco da considerare.

Certo, potremmo andare a discutere dell’assurdo gesto di Maignan, delle scelte di Amorim (sarebbe stato criticato lo stesso anche se avesse messo unicamente le riserve) e soprattutto degli infortuni che ne sono conseguiti solo qualche giorno dopo. Tuttavia, stiamo parlando di una competizione, l’Europa League, nella quale basta fare poche vittorie per garantirsi un posto nella fase successiva. Ferencvaros, Olympiakos, Sunderland, Levski e Ararat-Armenia, queste sono le prossime avversarie del Milan fino al 28 gennaio: pensate davvero che i rossoneri non riescano a mettersi in tasca almeno 9 punti? Se la risposta è sì, saremo ben contenti di discuterne fra 3 mesi.

2- Il Sassuolo e poi l’Atalanta

In ordine cronologico, nel mezzo delle due partite sopracitate, arrivano un opinabile pareggio, una vittoria che quasi non rischia di svanire e un successo “a sorpresa”. Andiamo in ordine: contro il Sassuolo ritroviamo lo stesso Milan “formato 4-2-3-1” visto contro il Lecce prima della maxi sosta. Dalla sfida del Mapei Stadium peschiamo diversi spunti, poiché, come spiegato dallo stesso Amorim, i rossoneri faticano a trovare le condizioni giuste per impostare la manovra. Si tratta di un input molto interessante poiché, visti anche i risultati a seguire, possiamo notare a occhio nudo i miglioramenti tattici di questa squadra.

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Ruben Amorim ha capito che in Serie A il punto in comune di quasi tutti gli avversari è la marcatura a uomo. Cementarsi all’interno di un singolo modulo rischia di condannare i rossoneri a giocare sempre la stessa partita ma contro squadre diverse. Per tale motivo, ha reso camaleontico il suo Milan: Moreira di giovedì fa il terzino e di sabato fa l’esterno, Musah di mercoledì fa il mediano e di domenica fa la mezz’ala di inserimento, Rabiot di martedì fa il trequartista e di venerdì fa lo scudiero di Modric. Le parole chiave sono rotazione, mobilità e intraprendenza, concetti che si riflettono perfettamente nella vittoria contro l’Atalanta.

La squadra di Sarri viene difatti travolta dall’impeto del Diavolo per 66 minuti. Un dominio indiscutibile messo in dubbio solo da tre piccole disattenzioni che quasi mandano all’aria un successo legittimo. A San Siro assistiamo al Milan più bello della stagione, quantomeno finora, fatto di interscambi, qualità e cattiveria. Ciononostante, qualcuno ha avuto il coraggio di guardare al bicchiere mezzo vuoto anche in quel caso, evidenziando i difetti e ignorando i pregi, come se il gol di Gaetano non fosse stato merito di una grande azione dell’Atalanta e come se il raddoppio non fosse arrivato dopo una bella giocata di Bellanova. Ribadiamo le disattenzioni scritte prima, ma a calcio, come direbbe un grande saggio, non si gioca contro 11 magliette, ma contro avversari che non si arrenderanno mai fino al fischio finale dell’arbitro.

3- “Amorim non è a rischio” e la vittoria di Udine

Giungiamo alla tanto discussa trasferta di Udine. Dal post-partita di Bournemouth, fino a pochissimi minuti a ridosso dal fischio d’inizio della sfida all’Udinese, si è parlato di tutto tranne che della partita. Prima arriva una filtrata insoddisfazione di Gerry Cardinale e poi un’assurda conferma che Ruben Amorim non è, almeno per il momento (!!!), in dubbio. Se queste notizie le avesse lette un tifoso che non partecipa alle solite arringhe social strabuzzerebbe gli occhi dall’incredulità. Appare incredibile come la stampa attenda ogni passo falso del tecnico portoghese per contestare le sue scelte, le sue parole e addirittura la sua posizione. Ma, ancora di più, risulta assurdo come questi dubbi e queste critiche arrivino da chi Milanello lo vive ogni giorno.

Per partito preso si contesta, per simpatie si punta il dito e per poca intelligenza, calcistica e giornalistica, non si cambia idea neanche per sbaglio. Amorim deve fallire, perché magari non è un allenatore italiano, perché forse non si finge umile o perché, banalmente, non ha amici che gli soffiano a favore. Intanto, Amorim, vince anche a Udine nonostante le importanti assenze di Gila, Moreira e Rabiot. Vince su un campo ostico alzando la linea di tiro di Bartesaghi, facendo esordire Diawara e dando spolvero a Tomori. Vince con le sue idee tattiche, perché il Milan gioca bene ed è giusto sottolinearlo. Vince ancora e raggiunge la tanto acclamata Roma di Gasperini, avanza a -4 dalla tanto bistrattata Lazio di Gattuso e dalla “Pazza Inter” di Chivu e si mette alle spalle il Como del bel gioco di Fabregas. Il tutto a discapito di chi vuole vederlo perdere solo per andare sui social a scrivere “ve lo avevo detto”.

4- Ora il Bologna e poi il tanto atteso derby

Escludendo per un attimo la critica a chi serpeggia attorno al Milan, il successo contro l’Udinese dona ulteriore slancio alla squadra rossonera. Ci voleva una vittoria del genere, soprattutto quando le dirette concorrenti perdono punti per strada. Siamo solo all’ottava giornata, gli entusiasmi facili sono nocivi e per questo motivo bisogna mantenere il focus sul percorso intrapreso con questo nuovo progetto. Il Milan di Amorim, quello attuale, non è stato creato per vincere subito, le sue lacune sono ben chiare a tutti e il mese di gennaio può diventare fondamentale per migliorare le qualità di questo gruppo.

Ora testa al Bologna con un occhio al derby di Halloween contro l’Inter. Vincere la sfida ai rossoblù potrebbe instillare in Modric e compagni la giusta euforia per affrontare la stracittadina e continuare un trend positivo lungo quasi due anni. Attenzione, però, a non esaltare una squadra che, come ripetiamo da mesi, vivrà di alti e bassi fino alla fine di questa stagione. Amorim è l’uomo giusto per riportare il Milan a vincere ancora, ma il mantra non cambia ora e non cambierà in futuro: ci vuole calma, ci vuole pazienza.

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