HANNO DETTO
Oddo su Maldini e il Milan: «Oggi mancano i veri esempi nello sport. Ricordo i tempi in rossonero a battagliare con Cafu»
Oddo, l’ex terzino campione del mondo, riflette sull’importanza dei leader silenziosi e sulla competizione interna con Cafu durante gli anni al Milan
Il mondo del calcio contemporaneo è spesso oggetto di critiche per la mancanza di figure di riferimento carismatiche, un tema caro a Massimo Oddo, ex difensore laterale dotato di un cross sopraffino e oggi allenatore stimato. In un’intervista rilasciata ai microfoni di FanPage, l’ex calciatore ha tracciato un parallelo tra la sua generazione e quella attuale, ponendo l’accento sul valore della professionalità e della lealtà sportiva. Secondo Oddo, il concetto di “idolo” si è trasformato, perdendo talvolta quella funzione educativa che aveva in passato.
Il racconto di Oddo si snoda attraverso i ricordi vissuti a Milanello, dove ha avuto il privilegio di condividere lo spogliatoio con leggende assolute sotto la guida di tecnici prestigiosi. In particolare, il suo sguardo si volge a Paolo Maldini, lo storico capitano rossonero e difensore universale, descritto come l’archetipo del leader che non ha bisogno di urlare per farsi rispettare. Per l’ex terzino, confrontarsi quotidianamente con campioni di tale levatura era uno stimolo costante a non abbassare mai la guardia, specialmente in un reparto che vantava una concorrenza di livello mondiale.
Le dichiarazioni di Massimo Oddo
IDOLI E VALORI – «Eano quelli veri, non quelli di oggi, con tutto il rispetto. Erano giocatori che davano esempio di lealtà e professionalità. I miei erano Franco Baresi e Paolo Maldini. Oggi sento ragazzi che hanno idoli che mi fanno rizzare i capelli, perché non sono esempi veri dello sport».
MALDINI – «Gli idoli veri sono campioni anche come persone. Difficilmente fingono. Tutti quelli che ho avuto come idoli, quando li ho conosciuti, si sono rivelati uguali o addirittura migliori. Parlo di Maldini, di Baresi, di Costacurta: gente che non ti faceva sbagliare con uno sguardo. Il leader non è sempre quello che parla tanto, ma quello che parla poco e dice le cose giuste. A volte neanche parla. Paolo era così».
LA SFIDA CON CAFU – «Quando sono arrivato il mio “antagonista” sulla fascia destra era Cafu: bastavano 20 minuti non concentrati e la domenica dopo giocava lui. Era imprescindibile rimettersi in discussione e dimostrare tutto da capo».