Trevisani nel corso di ‘Fontana di Trevi’ su Cronache di Spogliatoio è tornato a parlare del Milan di Ruben Amorim
Il mondo del calcio italiano e il suo cortocircuito mediatico tornano al centro del dibattito grazie all’analisi tagliente di Riccardo Trevisani ai microfoni di Cronache di Spogliatoio. Il giornalista ha puntato il dito contro la feroce impazienza che circonda Rúben Amorim sulla panchina rossonera, vittima di un fuoco di fila ingiusto e figlio di un pregiudizio sistematico verso chi arriva da fuori.
«Amorim non ha la protezione degli amici, non ha tante cose, non parla la nostra lingua, non conosce il nostro mondo, non si sa orientare e quindi viene impallinato», ha tuonato Trevisani, evidenziando una dinamica fin troppo nota: «Facciamo costantemente questa cosa a qualsiasi straniero si avvicini a fare qualcosa e la possa fare bene in un ruolo importante. Viene impallinato mediaticamente».
Il focus si sposta poi sui doppi standard con cui vengono giudicati i risultati sul campo. Trevisani difende il tecnico da critiche spesso paradossali, ricordando episodi chiave della stagione: «Ma col Bournemouth? Il Bournemouth c’ha sei partite, 16 gol fatti, zero subiti e sei vittorie. Il portiere che si è suicidato, hanno preso due gol in 20 minuti. Ma che cavolo c’entra Amorim?».
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Per il noto opinionista, attorno al club serpeggia un clima surreale che travalica i confini dello sport: «C’è una certa isteria che va oltre il calcio e prende un po’ tutti». Da qui l’ammonizione in vista dei prossimi impegni: «Occhio a giovedì, occhio alla partita di campionato, il Milan continuerà come un ragazzino di 4 anni a cadere perché ha appena cominciato a camminare».
Infine, la ricetta per una vera crescita passa dalla programmazione e dalla pazienza, concetti oggi merce rara: «Io sognerei che il Milan di Amorim non vincesse niente quest’anno e vincesse lo scudetto al terzo anno e magari la semifinale di Champions al quarto anno. Perché è così che funziona. Si fanno percorsi, si fanno strutture, si cresce e si arriva. Non si parte a ottobre ‘ho vinto tutto, sono fortissimo’, non funziona così». Un monito chiaro per una piazza che, tra isterie e sogni di gloria immediata, rischia di bruciare il futuro prima ancora di vederlo nascere.