Fullkrug si confessa: «Nessuna maledizione, il 9...»
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Fullkrug si confessa: «Nessuna maledizione, il 9 significa gol. Allegri? Sa gestire i campioni. E su Modric…»

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Fullkrug, nuovo attaccante del Milan, si è confessato ai microfoni di DAZN in vista della sfida odierna contro la Fiorentina

A poche ore dalla possibile prima titolarità contro la Fiorentina, Niclas Füllkrug ha rilasciato una lunga ed esclusiva intervista ai microfoni di DAZN. Il nuovo centravanti rossonero ha toccato ogni tema: dal mito del Milan al rapporto con Allegri, fino alla sfida della maglia numero 9.


L’Intervista Integrale: il mondo di “Fuller”

Quali sono i primi pensieri che ti vengono in mente quando pensi al Milan?

«Grandi giocatori. Penso a Ronaldinho, Beckham, Pirlo, Gattuso, Kakà, Ronaldo, Zlatan. Li guardavo sempre nelle finali di Champions. È un grande club con uno stemma speciale e una maglia pesante, ma mi piace».

Sai che qui c’è una sorta di maledizione attorno alla maglia numero 9?

«Non voglio sapere nulla di queste cose. Per me il numero 9 significa fare gol. Non mi importa cosa pensa la gente: vado in giro da anni con lo spazio tra i denti, non mi interessa il giudizio degli altri. Ho un legame forte con questo numero dalle giovanili e dalla Nazionale».

Ti piace il tuo soprannome? Come ti chiamano le persone?

«Nessuno mi ha mai chiamato così (ride, ndr). Mi chiamano Nick o Fuller. Mi piace la cultura italiana e la lingua, è molto scorrevole. Non vedo l’ora di parlarla bene».

Conosci qualche parola in italiano?

«Dico le cose base: “Come stai”, “Tutto bene”, “Mi chiamo Niclas”. Per me è fondamentale capire l’allenatore perché le riunioni sono in italiano. È una sfida utile anche per il cervello, voglio imparare il prima possibile».

Che tipo è fuori dal campo Allegri?

«È molto diretto e lo apprezzo. Ha sempre la battuta pronta, non sai mai quando scherza. Sa come gestire le persone e i grandi giocatori: penso sia uno dei suoi punti di forza principali e il motivo del suo successo».

Hai parlato con Bierhoff… puoi dirci cosa ti ha detto?

«No, non racconto storie su quello che un manager dice. È tra noi».

Finale di Champions 2003: è stato quello il momento in cui ti sei innamorato del Milan?

«Avevo 9 o 10 anni, ero in ritiro con la mia squadra giovanile e guardavamo Milan-Juventus. Non so perché, ma preferivo vincesse il Milan. Il Milan è sempre stato nella mia testa come un club per cui avrei voluto giocare. Oggi sono orgoglioso e grato».

Cosa ti piace fare fuori dal campo?

«Sono un tipo tranquillo. Mi godo mia moglie e mia figlia. Nulla di troppo interessante, solo stare in famiglia e recuperare».

Come va il tuo rapporto con il cibo italiano?

«Amo cucinare. La cucina di Milanello è incredibile, me la godrò in modo salutare».

Hai qualche promessa da fare ai tifosi?

«Lavoro nel momento e mantengo la disciplina. Sono arrivato in un gruppo positivo e vincente. Possiamo fare ancora meglio rispetto alla prima metà di stagione. Ogni punto conta».

Quale sarà la tua esultanza al primo gol?

«Celebro con chi mi fa l’assist. Servitemi! Spero sia un gol vittoria per festeggiare tutti insieme».

Hai qualche ricordo giocando a San Siro?

«Ci ho giocato col Dortmund nel “girone della morte”. Vincemmo e io feci un’ottima prestazione. Ora che i tifosi urlano il mio nome mi sento grato, è un momento bellissimo».

Com’è condividere lo spogliatoio con Modric?

«È un giocatore incredibile e un modello per i giovani perché si comporta in modo normalissimo. Voglio approfittarne per segnare, perché palla al piede è incredibile. Se ci abituiamo l’uno all’altro, ne trarrò grande vantaggio».

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