Galliani può tornare un nome caldo per la presidenza della FIGC: dipenda dal commissariamento! Le ultime. Segui gli aggiornamenti
Secondo quanto riportato da Matteo Pinci sulle pagine de La Repubblica, la FIGC si trova al centro di una tempesta istituzionale ed economica. Il presidente Giovanni Malagò è sotto assedio dopo che il procuratore generale dello Sport Taucer ne ha sostenuto l’incandidabilità per un vizio di tesseramento. Durante un’audizione, Massimiliano Atelli, presidente della commissione di vigilanza sui conti dei club, ha evidenziato dati allarmanti sulla sostenibilità finanziaria del movimento calcistico italiano: soltanto quattro società su venti in Serie A presentano un profilo economico solido, mentre nove evidenziano serie fragilità o tensioni economiche. Una situazione critica che coinvolge anche la Serie B, dove tre club su quattro registrano criticità analoghe, aggravate da una lunga serie di fallimenti societari recenti.
Il piano dei club per il dopo-Malagò e l’ipotesi Galliani
Di fronte a questo scenario di forte instabilità, alcuni club di Serie A si stanno muovendo sottotraccia per pianificare la successione alla guida della FIGC attraverso un commissariamento breve finalizzato a nuove elezioni. L’obiettivo principale emerso dalle trattative individua in Adriano Galliani il profilo ideale per una presidenza di transizione biennale. L’ex dirigente del club di Via Aldo Rossi avrebbe dato la propria disponibilità a ricoprire l’incarico, dichiarando di non volersi tirare indietro di fronte a questa chiamata per guidare la transizione dei rossoneri e del sistema federale.
La pressione del Governo e lo scontro istituzionale
Dietro questa manovra si muove direttamente l’esecutivo. Il ministro per lo Sport Abodi esercita una forte pressione sul Coni e sui suoi vertici affinché si proceda al commissariamento della FIGC, minacciando in caso contrario un intervento diretto della politica per commissariare lo stesso Coni con l’accusa di omesso controllo. Il nodo cruciale che deciderà gli sviluppi immediati della vicenda resta legato alla firma del segretario generale federale Brunelli sulla candidatura di Malagò, attualmente contestata per irregolarità legate alla mancanza del tesseramento ufficiale.