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Serafini: «Milan unico club dove fanno il mercato in 4, non va bene. Attaccante? In estate va preso uno di questi tre. Lo scudetto dipende da…» – ESCLUSIVA

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Serafini, noto giornalista, ha analizzato il momento del Milan di Allegri con uno sguardo anche al mercato e alla Serie A

Luca Serafini, noto giornalista, è intervenuto in esclusiva a Milannews24. Le sue dichiarazioni:

Nel Milan che si appresta ad affrontare il Pisa in trasferta torneranno a disposizione piena di Allegri anche Leao e Pulisic. Che impatto potranno avere per te nelle ultime 15 partite stagionali?

«Pulisic e Leao sono ovviamente due calciatori fondamentali dell’attacco del Milan da qualche stagione anche se la condizione di Leao non è mai stata ottimale dall’inizio di questo campionato perchè ha praticamente saltato le prime 6 giornate, è rientrato a spezzoni poi da Natale più o meno non è rientrato ancora in condizione per questi fastidi di cui sappiamo. Ciò non toglie che comunque in molte occasioni è risultato decisivo, in altre appare chiaramente in difficoltà e sottotono. Allo stesso modo Pulisic che nelle ultime settimane, nelle rare apparizioni non è mai parso quello della prima devastante parte dell’anno in cui invece andava in gol a ripetizione e dava un contributo decisivo come successo a Torino. Chiaro che siano due giocatori che fanno comodo».

Negli ultimi due mesi Nkunku ha dato molti segnali importanti dopo una prima parte di stagione sottotono. Come valuti la sua crescita?

«Nkunku nel frattempo si è sbloccato, se non proprio esploso. Ha segnato 5 gol, di cui 3 su rigore, se li è procurati. Ha fatto delle cose eccellenti anche nell’ultima gara contro il Bologna. Ha dimostrato di avere alcune capacità balistiche importanti. E’ un giocatore sul quale evidentemente ci sono delle aspettative perchè i suoi trascorsi sono a Parigi e a Londra dove aveva avuto un rendimento di un certo tipo. A Parigi c’è una concorrenza enorme, lo sappiamo bene. Era comunque diventato il rigorista della squadra e l’uomo designato a calciare le punizioni quindi evidentemente il suo bagaglio tecnico era apprezzato. Dopodiché va anche detto che questo giocatore non è mai stato utilizzato nel Milan nel suo vero ruolo che è quello di esterno. A Parigi è stato provato anche come trequartista alle spalle di due punte con discreti risultati però il suo ruolo è quello di esterno anche se non ha la velocità e l’esplosività di Leao. Ha però doti tecniche importanti e le sta facendo vedere. Del resto anche da Gimenez ci si aspetta qualche cosa di più come poi, con altre età e in altri ruoli, come da De Winter, che sta cominciando a dare sicurezza, Athekame che sta entrando sempre meglio nelle partite. Bisogna avere pazienza. Il problema è che club come il Milan, che hanno bisogno di fare punti, di vincere, di entrare in Champions e di insidiare l’Inter non hanno molto tempo. Guarda per esempio il Napoli dove non c’è stato tempo di aspettare Noa Lang, dove non c’era fretta nel far giocare i giovani e dove bisognava giocare coi titolari. Poi a mano a mano che perdi pedine importanti ecco che butti in squadra Vergara e scopri una risorsa. Al Milan è capitato con Bartesaghi. A suo tempo capitò anche all’Inter con Bastoni. Sono percorsi che hanno bisogno del coraggio e della pazienza e soprattutto dell’applicazione dei giocatori perchè sono poi loro a doversi imporre».

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La sessione di mercato invernale del Milan è stata scandita nel finale dall’affare Mateta, poi saltato. Una trattativa che è stata raccontata come idea assoluta di Giorgio Furlani quasi a voler scavalcare Tare…

«Anche nella sessione estiva Nkunku è stato un colpo last minute molto caro, 35 milioni abbondanti a fronte di una clausola rescissoria di 62 milioni di euro. Secondo due valutazioni esagerate. Come detto è però un giocatore che si attende a livelli superiori a quelli finora dimostrati. Questo per dire che anche Nkunku è un’operazione attribuita a Furlani e non a Tare, addirittura per un rapporto tra fondi e amicizie di vario tipo. Così come Tare si è trovato impacchettato Reijnders, come si è trovato impacchettato Theo Hernandez, come si è trovato in casa Ricci che era già stato preso. Il Milan è da qualche mese, da quando è arrivato Tare, l’unico club al mondo dove il mercato lo fanno in 4. Da una parte c’è Tare, dall’altra c’è Furlani, Tare parla con Allegri e Furlani parla con Moncada e questo non è funzionale per un club, non succede in nessuna società. Il mercato deve essere fatto collegialmente, con un DS che abbia dei compiti chiari, uno scout che abbia dei compiti altrettanto chiari e una società che dovrebbe semplicemente avallare le richieste dell’allenatore e il lavoro del DS e dello scout. Se si mette a fare il mercato chi dovrebbe soltanto firmare i contratti abbiamo un problema perchè non è divertendosi a fare il fantacalcio che si vincono i campionati e si rendono le squadre competitive. Bisogna che ci sia sintonia tra tutti, che si lavori tutti nella stessa direzione e questo come hai detto anche te non sta avvenendo. Tutte le operazioni citate comunque non sono opera di Tare e Allegri come invece sono Modric, Rabiot, Jashari e molti altri».

Che opinioni hai sulle due operazioni portate invece a termine, l’arrivo di Fullkrug e il rinnovo di Maignan?

«Opinioni molto positive. Fullkrug è quello che una volta si chiamava il centravanti boa, dotato di fisicità e di tecnica. Soprattutto ha fame per arrivare. E’ giunto a Milanello non troppo ben referenziato dal West Ham dove addirittura era stato insultato al momento del suo addio. Gli avevano dato grasso occupatore di spazi i fan club degli Hammers. Qui sta dimostrando tutto il contrario anche se non ha una lunga autonomia visto il problema al dito del piede sorto prima della partita di Como. E’ una guarigione un pò complicata perchè devi indossare le scarpe da calcio ed allenarti tutti i giorni ritardando ovviamente la guarigione totale. Però non si è mai tirato indietro, entra sempre molto bene. Anche a Bologna era stato particolarmente incisivo e quindi è un giocatore importante. Per quanto riguarda il rinnovo di Maignan, è capitato incidentalmente nel mese di gennaio però ha contribuito a rendere più ricco un mese di lavoro soprattutto dopo tutta la querelle che aveva seguito il rinnovo. Mateta non è invece arrivato per un errore clamoroso di valutazione perchè quando tu prendi un giocatore ormi di una certa età, un certo curriculum che detto fra di noi non è mai stato in top club e non è mai stato un top player. E’ stato un buon giocatore che però nelle ultime stagioni è cresciuto molto diventando un elemento fondamentale del Crystal Palace, squadra che nel momento in cui il Milan si è interessato al calciatore era una delle rivelazioni della Premier salvo poi sgonfiarsi un pò. Dopodiché, ripeto, non puoi investire una cifra così importante su un giocatore che ha dei problemi addirittura sulla garanzia della carriera o comunque in prossimità di uno stop molto lungo. Io onestamente tutta questa necessità di prendere un attaccante a gennaio non la vedevo nel senso che il Milan è vero che fino ad oggi tra Leao, Gimenez, Fullkug faceva fatica a farne uno, mettendoci dentro lo stesso Nkunku, però è vero che Mateta non avrebbe risolto i problemi del Milan in via definitiva. Secondo me, dopo tanti anni di carestia del centravanti, i problemi in via definitiva li possono risolvere soltanto in tre: Vlahovic, Kean e Gabriel Jesus, in quest’ordine. Non c’è un quarto giocatore che possa risolvere in via definitiva per qualche anno il problema del Milan. Lo stesso Zirkzee, che a me piaceva da matti, si è smarrito completamente in Inghilterra. Non so in che condizioni arriverebbe. Rimane un giocatore estremamente interessante che si era perfettamente calato nel calcio italiano ma nel calcio inglese non funziona».

Passando alle rivali del Milan: per te l’Inter è realmente indirizzata verso lo scudetto o ti aspetti sorprese?

«L’Inter è indirizzata verso lo scudetto da cinque anni poi ne ha vinti solo 2 e gli altri se li sono spartiti Napoli e Milan. Si parte sempre comunque dall’Inter favorita, qualche volta vince e qualche volta no. Sappiamo tutti dell’organico, sappiamo tutti del bel lavoro che sta facendo Chivu. Ha risolto il problema non da poco dell’attacco che aveva superato in parte con disinvoltura in passato perchè né Correa né Sanchez, a spizzichi e bocconi Dzeko, per non parlare di Arnautovic, davano delle valide alternative a Lautaro e Thuram. Adesso con Bonny e Pio Esposito hai due cambi che sono due titolari in tutto e per tutto e quindi hai risolto quello che per me era il limite maggiore dell’Inter. A centrocampo i ricambi c’erano, Zielinski sta facendo decisamente molto meglio di Asllani, puoi rinunciare gradatamente ad un giocatore importante come Mkhitaryan. Anche in difesa Akanji sta guadagnando sicurezza visto che nelle prime settimane aveva un pò sbandato e quindi è una squadra solida, completa, piena e sicuramente favorita. Il Milan può lottare per lo scudetto? Credo che all’Inter la strada l’abbiano spianata proprio il Milan e la Juve dichiarando il quarto poso come obiettivo. Se due delle tre squadre che hanno più scudetti in Italia non puntano al tricolore e abdicano ancora prima di iniziare è chiaro che la terza è di per sé avvantaggiata. E’ chiaro, lo sappiamo bene, che nello spogliatoio sia Allegri che i giocatori del Milan pensano e puntano allo scudetto. Lo sognano e ne parlano. Nessuno nello spogliatoio dice arriviamo tra le prime 4. Poi però tra il dire e il fare c’è di mezzo il campo. E il campo dice due cose molto chiare. Il Milan può lottare per lo scudetto con l’Inter fino all’ultimo solo a due condizioni: la prima è che nel Milan stiano tutti bene. La speranza è che Allegri abbia i suoi 12-13 titolari sani, quelli su cui ha contato nella prima parte della stagione, per poi pian piano inserire i vari De Winter, Jashari e così via. Basta guardare come è cambiata la squadra dal ritorno in piena forma di Fofana che con Modric e Rabiot dà una copertura straordinaria alla difesa e delle risorse notevolissime anche in attacco Sono i tre giocatori chiave e secondo me sono i tre meglio assortiti e più forti della Serie A. Ma finisce lì perchè poi sei ondivago nelle prestazioni individuali in difesa e in attacco. Devono quindi stare tutti bene. L’altra variabile è che l’Inter, tra tutte le competizioni in cui è impegnata, accusi qualche calo. Non credo che continuerà a vincere tutte le partite in campionato da qui alla fine però i punti che ha di vantaggio in questo momento già le consentono di mettere da parte due partite. Poi l’8 marzo c’è il derby e vedremo però mi pare che la lotta, se di lotta si può parlare, sia circoscritta a Inter e Milan. Le altre non le vedo in corsa e non le ho mai viste in corsa».

Guardando in casa Napoli, questo continuo malumore di Conte può secondo te portare ad una separazione a fine stagione visto anche l’ambiente che si sta creando?

«Il malumore di Conte deve arrivare dai risultati, non dall’ambiente. Non è che siamo andati io e te fuori dalla lotta scudetto, dalla Champions e dalla Coppa Italia, ci è andato lui. Le scelte estive sono stati tutti indicati da lui e hanno dato pochissimi risultati se non ovviamente McTominay che è un giocatore straordinario e che è arrivato lo scorso anno. Lucca non ha girato, Lukaku non è mai esistito, gli altri sono stati appannati. Aveva recuperato dopo tante panchine Neres, poi si è fatto male così come altri. Onestamente anche con tutta la rosa al completo però non è che il Napoli stesse tenendo un passo da capogiro e quindi piuttosto che arrabbiarsi o incupirsi per il clima circostante Conte dovrebbe studiare cosa fare e tirare il Napoli fuori da questa situazione. Ora è uscito anche dalla Coppa Italia. Non è colpa dell’umore: l’umore arriva perchè il Napoli perde, non viceversa».

Guardando in casa Juve, come valuti il connubio tra Spalletti e i bianconeri, con un tecnico peraltro infastidito dal mancato arrivo di un centravanti? Credi che il rapporto andrà oltre il prossimo giugno?

«Ho visto che ora la società ha parlato dei rinnovi includendo anche Spalletti. Credo che possano andare avanti insieme. E’ normale che la Juve a gennaio non abbia preso un centravanti perchè ne ha 4. E’ vero che due sono lungodegenti, anzi Milik è un eternodegente, poi però oltre Vlahovic c’è Openda e c’è David. Poi che uno ingrani o no… Ecco, abbiamo parlato prima di Fullkrug, di Nkunku e di Gimenez: la Juventus è nella stessa situazione. Openda e David sono giocatori che in Europa avevano fatto delle cose importanti negli anni scorsi e avevano tante richieste. Ora il campionato italiano sarà il più brutto, sarà il meno competitivo, sarà il più povero, sarà il più guazzabuglio di tutti, e lo è, però è molto complicato, molto molto difficile e lo è sempre stato. Da noi c’è il culto della tattica che non è un dispregiativo. E’ un vantaggio, tanto è vero che nessuno ha vinto all’estero come gli allenatori italiani e abbiam vinto con tanti di loro. Capello, Ancelotti, Di Matteo, Conte, Sarri, Ranieri. Nessuno ha una lista così lunga di stranieri che hanno vinto nel loro paese o all’estero. E questa tattica cambia un pò le cose. In questo senso io ho sempre in mente, e lo uso sempre come esempio, quello che ha detto Modric dopo la gara col Genoa ad Allegri. Ha detto “io ho 40 anni, gioco da 30 e non mi è mai capitato che mi marcassero per 90 minuti”. E lui non è un attaccante, non è neanche un centrocampista, è uno che gioca davanti alla difesa, il vecchio volante. Questa cosa si accentua notevolmente per i centravanti. Ti spingono, ti raddoppiano, negli altri campionati praticamente mai. Difficile vedere le pressioni a uomo che si vedono in Italia e un gioco dal basso così reiterato come da noi. E quindi io credo che i giocatori che hanno qualità, e David e Openda ce l’hanno, vadano aspettati. Per tornare a bomba, la Juve è inutile che acquisto il quinto centravanti della rosa, è lo stesso discorso del Milan. Con cinque attaccanti in rosa vai a trattare Mateta e poi sei carente dietro. Sono operazioni che capisco poco e quella della Juve l’avrei capita ancora meno».

Palestra si sta imponendo come uno dei migliori calciatori del campionato: pensi che in futuro possa essere un obiettivo del Milan e delle altre big della Serie A?

«Spero che non solo il Milan ma anche la Nazionale lo inseriscano presto in rosa perchè si tratta di una delle realtà emergenti del nostro calcio. Ha una personalità eccellente, ha lettura, ha fisicità e ovviamente ha tecnica. Palestra è veramente bravo ed è un giocatore che entrerà sicuramente già in queste settimane nell’ottica del mercato estivo 2026».

Chiudiamo con Sarri, spesso accostato anche al Milan. Un tuo giudizio sul tecnico in generale e sulla sua esperienza complicata in questa stagione alla Lazio

«Sarri onestamente proprio così vicino al Milan non è mai stato. Ne parlavano i giornali, forse ne parlava il suo entourage però il Milan seriamente a Sarri ci ha pensato forse ai tempi di Galliani ma non negli ultimi anni. In tutta onestà non mi sono mai esaltato per Sarri perchè quando faceva bene, all’Empoli, al Napoli, anche a Londra dove comunque ha vinto una coppa, non mi piaceva la sua postura e il modo di porsi. E quando invece continua a porsi così ma non vince mi piace ancora meno. Gli devo riconoscere che ha accettato una realtà molto complicata, lo è sempre stata la Lazio ma lo è particolarmente in questi ultimi anni di difficoltà, però non lo metto certamente tra il genere di allenatori che sceglierei io se fossi presidente di una squadra di calcio».

SI RINGRAZIA LUCA SERAFINI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

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