48 ore di peana all’Inter, ma quando il Milan...
Editoriali

48 ore di peana all’Inter, ma quando il Milan di Fonseca dominò il Real dov’eravate?

Il racconto entusiastico riservato ai nerazzurri stride con il trattamento ricevuto dai rossoneri dopo la netta vittoria del 2024 al Santiago Bernabéu

Sono bastate quarantotto ore per assistere all’ennesima celebrazione collettiva dell’Inter. Analisi entusiaste, complimenti per l’atteggiamento, sottolineature sulla personalità e una quantità quasi industriale di elogi. Tutto legittimo, naturalmente. Una prestazione può contenere indicazioni positive anche quando il risultato non premia. Il problema nasce quando lo stesso metro di giudizio non viene applicato alle altre squadre.

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La domanda, allora, è inevitabile: dov’erano tutti quando il Milan di Paulo Fonseca, il 5 novembre 2024, andò al Santiago Bernabéu e batté il Real Madrid per 3-1?

Non si trattò di un pareggio strappato difendendo dentro la propria area e nemmeno di una sconfitta onorevole trasformata successivamente in un’impresa morale. Il Milan vinse nettamente, segnando tre reti con Malick Thiaw, Alvaro Morata e Tijjani Reijnders. I rossoneri superarono i campioni d’Europa in carica attraverso coraggio, organizzazione e qualità. La cronaca della partita conferma che fu una vittoria meritata, costruita con un piano offensivo preciso e non attraverso una fortunata resistenza finale.

Milan, l’impresa di Fonseca rapidamente ridimensionata

Eppure quella serata non produsse lo stesso coro prolungato di celebrazioni. Si parlò immediatamente delle difficoltà del Real Madrid, della sua condizione, delle fragilità difensive e del momento complicato attraversato dalla formazione spagnola. Tutti elementi reali, ma utilizzati anche per ridurre i meriti del Milan.

Quando vincono i rossoneri, insomma, l’avversario viene spesso considerato in crisi. Quando è l’Inter a offrire una prestazione giudicata positiva, ogni dettaglio diventa la dimostrazione di una superiorità strutturale, culturale e progettuale. È proprio questa sproporzione narrativa a infastidire.

Il Milan di Fonseca non attraversava una fase semplice e quella notte seppe comunque imporsi nella casa del club più titolato d’Europa. Lo fece affrontando Vinicius, Mbappé e Bellingham, senza rinunciare a giocare. Lo stesso tecnico portoghese rivendicò il coraggio della squadra e la volontà di presentarsi al Bernabéu per attaccare, non soltanto per difendersi.

Inter, gli elogi vanno meritati ma anche proporzionati

Nessuno chiede di negare i meriti dell’Inter. Sarebbe scorretto e poco credibile. Si chiede, però, una maggiore coerenza nel racconto. Una buona prestazione nerazzurra non deve diventare automaticamente un manifesto calcistico, così come una grande vittoria del Milan non può essere archiviata come un semplice incidente di percorso del Real.

Nel calcio contano il gioco, la personalità e le occasioni create, ma alla fine rimane anche il risultato. Il 3-1 ottenuto dal Milan al Bernabéu fu un fatto enorme, probabilmente una delle migliori prestazioni europee recenti di una squadra italiana. Non un’impressione, non una promessa e nemmeno una consolazione: una vittoria autentica.

Per questo le quarantotto ore di peana all’Inter lasciano perplessi. La sensazione è che alcune squadre debbano compiere un’impresa per ricevere metà degli elogi concessi ai nerazzurri. Il Milan di Fonseca quell’impresa la realizzò davvero. Sarebbe bastato raccontarla con il medesimo entusiasmo.

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