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Campionato stravolto, esonero ufficiale: Pioli torna in panchina
Più ci si avvicina al termine della stagione, più teste sanno saltando dalle panchine. Stefano Pioli intanto osserva, ma il suo futuro da “disoccupato” è pronto a cambiare.
Nelle pieghe di un calcio che divora protagonisti con una velocità impressionante, il profilo di Stefano Pioli continua a stagliarsi come uno dei più solidi e, paradossalmente, discussi del panorama europeo. Da quando si è conclusa la sua seconda, sfortunata parentesi alla Fiorentina lo scorso novembre, il tecnico emiliano ha scelto la via del silenzio operoso, osservando l’evoluzione dei campionati da una posizione di attesa strategica. Archiviata l’esperienza miliardaria in Arabia Saudita e il ritorno sentimentale a Firenze terminato anzitempo, Pioli resta un “disoccupato di lusso”, ancora legato contrattualmente ai viola fino al 2028. Eppure, il suo valore non è sbiadito: nell’immaginario collettivo rimane l’architetto del diciannovesimo scudetto del Milan, l’uomo capace di ridare un’anima e un’identità tattica a una squadra che sembrava smarrita. La sua dote principale, quella capacità di “normalizzare” ambienti incandescenti senza rinunciare a un calcio propositivo, lo rende oggi il profilo più ambito per quei club che necessitano di una ricostruzione immediata basata su competenza e serenità gestionale.
Dopo mesi trascorsi a studiare nuove metodologie e a ricaricare le pile, la sensazione è che il tecnico di Parma sia pronto a varcare i confini nazionali. Per un allenatore che ha fatto della resilienza il suo marchio di fabbrica, la sfida di misurarsi con una realtà straniera rappresenta l’ultimo tassello per una definitiva consacrazione internazionale. Il suo nome, sussurrato con insistenza nei corridoi del potere calcistico, sembra ormai prossimo a uscire dal libro paga di Rocco Commisso per abbracciare un progetto che possa restituirgli la centralità che merita.
Siviglia nel caos: il crollo di Almeyda apre le porte a Pioli
Il terremoto tecnico è esploso ufficialmente ieri nel cuore dell’Andalusia. Il Siviglia ha sollevato Matias Almeyda dall’incarico, ponendo fine a un’esperienza che si è rivelata un fallimento su tutta la linea. Il “Pelado”, arrivato con l’aura del condottiero carismatico, lascia una squadra smembrata nell’identità e sprofondata al 15° posto in Liga, a soli tre punti dall’abisso della retrocessione. A condannare l’argentino non è stata solo la pochezza dei risultati – appena 10 vittorie in 32 gare – ma soprattutto una fragilità difensiva imbarazzante, certificata dalle 52 reti subite. A far traboccare un vaso ormai colmo è stata però la gestione disciplinare: la maxi-squalifica di 7 giornate rimediata a febbraio ha reso Almeyda un allenatore “fantasma”, impossibilitato a guidare i suoi nel momento di massima crisi. Una situazione che il direttore sportivo Victor Orta ha giudicato insostenibile per un club che non può permettersi il lusso di scivolare in Segunda Division.

In questo scenario di macerie tecniche, la sagoma di Stefano Pioli si staglia come la soluzione più logica e affascinante. I contatti tra la dirigenza andalusa e l’entourage dell’italiano sono già stati avviati: Pioli è il favorito assoluto per raccogliere l’eredità di Almeyda. Anche se l’incarico fino a giugno potrebbe essere affidato a Plaza, non è escluso che da giugno la panchia sia affidata all’ex viola. Per il tecnico emiliano si tratterebbe dell’esordio assoluto in un campionato estero europeo, una sfida che richiede proprio quel mix di equilibrio tattico e fermezza caratteriale che lo ha reso celebre in Italia.