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Serafini elogia Allegri: «Andava preso già nel 2024, il suo pragmatismo è eccezionale. Sul futuro di Modric penso questa cosa»

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Serafini, noto giornalista tifoso del Milan, ha elogiato il grande lavoro svolto da Massimiliano Allegri in rossonero e non solo

Intervenuto ai microfoni di time2play.com, il noto giornalista Luca Serafini ha analizzato l’impatto di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan in questo 2026.

Serafini ha lodato la capacità del tecnico di restituire solidità a un gruppo che appariva smarrito, sottolineando come il ritorno al pragmatismo “allegriano” sia stato la medicina necessaria. «Il Milan ha ritrovato una sua anima, magari meno estetica ma tremendamente efficace», ha osservato, evidenziando come la gestione dei giovani e il recupero di veterani come Modric stiano facendo la differenza nella rincorsa verso i vertici della Serie A.

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PAROLE – «Era senza dubbio la scelta più intelligente, e andava fatta già nell’estate del 2024, ma meglio tardi che mai. In quel momento c’era la clamorosa possibilità di prendere Massimiliano Allegri o Antonio Conte, che erano entrambi liberi. Invece si è puntato poi su Paulo Fonseca e Sergio Conceição, preferendo risparmiare sull’allenatore: una scelta che ha finito per costare molto di più in termini di svalutazione della rosa. Un anno dopo con Allegri è arrivato anche un direttore sportivo, e si è tornati a fare scelte più logiche. Il pragmatismo di Max ha ridato equilibrio e compattezza. Non sarà spettacolare, ma è funzionale ai risultati. A centrocampo sono arrivati giocatori come Luka Modrić e Adrien Rabiot, anche se il mercato è stato comunque limitato da paletti economici. Alcuni giocatori, però, come Athekame, Koni De Winter e Ardon Jashari vanno aspettati, perché c’è del materiale su cui lavorare. Io credo che Modrić possa concedersi un’ultima stagione in Champions con il Milan per chiudere in bellezza, magari con una gestione più oculata dal punto di vista fisico. Questo non frenerà Jashari, visto che con il doppio impegno servirà più turnover. Jashari è un giocatore di qualità, con visione e piede educato. Ha bisogno di continuità e fiducia. In prospettiva può diventare molto importante. De Winter, invece, ha margini interessanti, forse è più completo rispetto ad altri centrali come Malick Thiaw, che al Newcastle United alterna prestazioni importanti a disastri. Però il problema è strutturale: i difensori rendono meglio quando la squadra ha un’identità chiara. Fikayo Tomori, ad esempio, brillava nel Milan propositivo di Pioli. Quando il sistema di gioco si è disunito ed è venuto a mancare il centrocampo, sono emersi i suoi limiti. Io a gennaio, invece di perdere tempo dietro a Jean-Philippe Mateta, sarei andato su un profilo esperto come Kim Min-jae, uno che insegna a stare in campo anche ai compagni. Oggi gli equilibri difensivi sono fragili, e tutto si regge su letture e posizionamenti non sempre impeccabili».

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