Milan-Torino, Lentini: «Ero il CR7 dell’epoca, dissi no a Berlusconi 4 volte»

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Lentini, ex di Milan e Torino, ha raccontato di aver titubato al momento del passaggio ai rossoneri ma anche che il club di via Aldo Rossi è stata la sua migliore opportunità in carriera

Questa sera il Milan vincendo con il Torino avrebbe la possibilità non solo di fare un passo avanti importante nella corsa al quarto posto, allontanando la Lazio che ieri ha pareggiato con la Sampdoria, ma anche di avvicinarsi all’Inter. A poche ore dal fischio d’inizio di questo match fondamentale per la stagione dei rossoneri, Gianluigi Lentini, ex di entrambe le squadre, ha voluto raccontare alcuni aneddoti sulla sua carriera in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport ed in particolare sul suo trasferimento al Milan, la prima operazione in Italia dal valore di 1 miliardo di vecchie lire.

Sul Milan di Berlusconi: In quegli anni, il calcio era rappresentato soprattutto dal Milan. C’era la Milano da bere perché Milano dominava su tutto da un punto di vista economico. Fu il contesto ideale per far emergere una persona del calibro di Berlusconi. Con quel Milan non si poteva competere, era la migliore società del mondo, per il valore dei giocatori e la potenza economica. Da quel momento è cambiato il calcio.

Sul trasferimento al Milan: Io il Cristiano Ronaldo dell’epoca? Non voglio esagerare ma, con le dovute proporzioni, io sono stato di più perché in quegli anni era impensabile l’acquisto di un calciatore a quelle cifre: oggi è normale spendere 70, 80, 100 milioni per un giocatore, quasi più nessuno ci fa caso. Invece quando io andai via da Torino scoppiò un pandemonio.

Sul no a Berlusconi: Io al Milan non volevo proprio andarci. Fui molto combattuto: Torino è casa mia, sono granata dentro tutt’ora. Il giorno in cui andammo a Milano per firmare, cambiai idea in autostrada. […] Mi convinsero i miei procuratori. ci sono offerte che non si possono rifiutare. Se avessi seguito il cuore, sarei rimasto al Toro. Berlusconi? Dopo che chiuse l’accordo con Borsano, con me è impazzito: gli ho detto di no almeno quattro volte prima di accettare il Milan. Lui non comprendeva il mio rifiuto. Al Milan ho scoperto un Berlusconi attentissimo, premuroso, faceva tutto in funzione della vittoria. E più si vinceva più lui voleva vincere.

Sull’esperienza in rossonero: Il Milan è stata la possibilità di coronare il sogno di essere al top per vincere qualcosa di importante. Mi resterà per sempre il rammarico di aver perso la finale di Champions con il Marsiglia. Poi arrivò quell’incidente terribile in autostrada che mi ha frenato la carriera.

Su Milan-Toro: Sorpreso di trovarle in queste posizioni in classifica? Scommesso no, però lo avrei sperato. Entrambe stanno facendo bene, devono acquistare solo più continuità. Spero che possano durare fino alla fine.

Su Higuain: Il valore aggiunto del Milan nella corsa alla Champions League? Sicuramente Higuain, e credo che non abbia ancora dimostrato tutto il suo valore. Gli consiglio di essere più tranquillo.

Sul confronto tra Mazzarri e Gattuso: Mazzarri ha sempre centrato gli obiettivi, per Gattuso è il primo vero anno, vediamo cosa riuscirà a fare. Caratterialmente un po’ si somigliano, due belli grintosi.

Sul confronto tra Suso e Iago FalqueEntrambi mi piacciono tantissimo: incisivi, fantasiosi, uno spettacolo vederli giocare. Saranno loro a deciderla.

Sul rifiuto di Cairo a cedere Belotti al Milan: Cairo fece una scelta per il popolo, rifiutando tanti soldi, e fece bene. Poi Belotti si è infortunato e mi dà l’impressione di non essersi ripreso del tutto, ma in lui credo ancora.

Su IbrahimovicÈ un top, sicuramente sarebbe un valore aggiunto: i grandi giocatori non possono essere un problema, il problema è non averli. Può dare una grossa mano. E poi è anche simpatico, può anche portare un po’ di allegria.