Il nuovo Milan di Amorim pareggia in casa della Juventus con una prestazione insufficiente. Dal mercato tornano a galla le lacune di questa squadra
Due vittorie e un pareggio nelle prime tre giornate, 5 gol fatti e solo 2 subiti: il nuovo Milan di Amorim avanza e si accoda a Roma e Inter in classifica. Se il successo contro il Venezia ci aveva raccontato di una difesa a tratti sbilanciata, la trasferta di Torino ci dimostra che alcuni principi di Allegri, in questa squadra, non sono scomparsi. Partiamo subito da un presupposto: il Diavolo non meritava affatto la vittoria, a fronte di una prestazione non sufficiente e incapace di solleticare il reparto arretrato bianconero. Dato che non vogliamo appellarci a sofismi calcisticamente inutili, mettiamo sul tavolo i sempre sinceri numeri: 3 tiri totali in 95 minuti, di cui uno solo verso la porta, e un misero 0.11 di xG. Il gol di Cissè, difatti, stava impacchettando nelle tasche rossonere un successo dal minimo sforzo.
Cosa non ha funzionato? Principalmente il pressing. I continui movimenti degli uomini di Spalletti hanno annullato la pressione del Diavolo e mostrato, lato Juve, un’incredibile difficoltà a creare vere e proprie occasioni da gol. Certo, la solida difesa del Milan ha contribuito a mostrare i difetti bianconeri, ma la partita, a conti fatti, ha davvero poco altro da spiegare. Si tratta di un passo indietro per Amorim? No, poiché eravamo di fronte al primo vero crash test e il timore di sbagliarlo si percepiva a chilometri di distanza. D’altronde, lo stesso tecnico rossonero si è detto insoddisfatto, evidenziando la necessità di inculcare e limare al meglio alcune idee tattiche che non sono state ancora recepite al 100%. Quali sono, dunque, i concetti che ci portiamo a casa dopo l’1-1 di Torino?
1- Non esistono più prime e seconde linee
L’opaca prestazione di Saelemaekers, Rabiot e Moreira ci dimostra che, nel calcio moderno, non esistono più prime e seconde linee. Oramai, le partite si giocano con 16 uomini e chi entra dalla panchina può risultare anche più importante di chi parte titolare. L’esterno belga, tutt’oggi, è un elemento che dà il meglio di sé quando subentra nel secondo tempo (basta rivedere il Venezia), poiché la sua vivacità può scardinare le difese più stanche. Ad oggi, Saelemaekers non può trovare spazio negli 11 iniziale, anche a causa di prestazioni, che si prolungano già dalla scorsa stagione, che rivalutano parecchio la sua importanza in questo progetto. Non si tratta di una bocciatura, ma di una rivalutazione per chi, nel ruolo di trequartista, deve prendersi maggiori responsabilità.
E Rabiot? Con il nazionale francese potremmo fare più o meno lo stesso discorso, poiché, come già spiegato nello scorso editoriale, per la trequarti non possiede quelle caratteristiche in grado di fare la differenza, almeno dal primo minuto. Amorim ha l’arduo compito di trovargli una zona di campo più adatta, anche se, per una questione di equilibrio, forse nei due di centrocampo farebbe ugualmente fatica. Attenzione, a pesare c’è anche una condizione non ottimale, dunque ci conserviamo il diritto di rivalutare, durante le prossime settimane, un giudizio completo. Ora, però, c’è da affrontare il discorso Moreira.
61 minuti in campo, 59 palloni toccati, 0 cross e dribbling riusciti. Non è propriamente il miglior debutto per un giocatore pagato complessivamente 50 milioni di euro. Tuttavia, le tante critiche nei suoi confronti sono altamente ingiuste. Moreira ha chiaramente delle ottime qualità, il suo spunto offensivo è ben messo in mostra da un’esplosività che può diventare un fattore, ma non si è ancora inserito appieno nel regime tattico di Amorim. La dimostrazione è data dall’entrata in campo di Chukwueze, il quale, con poche cose ma fatte bene, ha letteralmente condotto al gol rossonero. Calma e pazienza, il ragazzo ha un bel potenziale, ma se lo stronchiamo dopo una mezza partita, tra l’altro non proprio la più semplice, non lo aiutiamo affatto.
2- Le lacune del mercato
Anche il pareggio con la Juventus ha mostrato i limiti di una squadra piena di lacune. Il Milan, come detto e ripetuto, non ha qualità nel reparto offensivo, non ha creatività né tantomeno fantasia. La necessità di un trequartista che potesse alzare il livello era chiara già un mese fa, ma adesso rischia di diventare un elemento portante. L’arrivo di Hutchinson, in attesa di vederlo in campo, è una pura scommessa di Cardinale e Amorim: può andare bene così come può andare male. Difatti, il suo prestito conduce a un pensiero molto banale: se esplode investiamo su di lui, se toppa allora lo rispediamo in Inghilterra. Dopo, però, un mercato di 165 milioni di euro, uno sforzo in più poteva esserci per garantire alla rosa quella pedina in grado di fare la differenza.
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Altra nota da sottolineare: c’è da pregare che Gila non si faccia male. Il difensore spagnolo è indispensabile e si conferma uno dei migliori in Serie A. Le speranze del popolo rossonero ci conducono a un altro acquisto mancato: perché non è arrivato un altro centrale di qualità? Nonostante l’ottima prova di De Winter e Pavlovic, il Milan non possiede un altro profilo del livello di Gila. Questo arriverà a gennaio? Se il piano di Cardinale è quello di mettere le basi per una squadra che possa vincere a lungo termine allora sì, altrimenti vedremo giungere a Milanello un’altra scommessa alla Hutchinson.
3- La comunicazione chiara e diretta
Nel calcio di oggi a fare la differenza non sono solo le idee e i giocatori, ma anche la comunicazione. Si tratta di un tema su cui abbiamo spinto parecchio, poiché Amorim ha scelto di parlare alla stampa nella maniera più chiara possibile. Difatti, i media italiani hanno provato, in maniera anche abbastanza goffa, a creare una polemica a distanza con Chivu, Il tecnico rossonero, di tutta risposta, ha spiegato che il Milan non può dipendere da stimoli esterni, che questo club ha vinto pochissimo negli ultimi 20 anni e che bisogna tornare a pensare in maniera vincente.
Questo concetto, poi, è stato rafforzato ulteriormente anche dopo la Juventus, dato che Amorim non ha voluto concedersi l’alibi di un gol subito al 92esimo, ma ha premuto molto sull’insufficienza della prestazione rossonera. Si poteva vincere una partita giocata male, si potevano portare a casa tre punti immeritati, ma non è successo. E perché non è accaduto? Perché nel calcio ti può andare bene una, due, anche tre volte, ma alla lunga la differenza la fa sempre lo spirito, la qualità e la mentalità, Se entri in campo in attesa di un evento a tuo favore, allora, ti sei già preparato a un’eventuale sconfitta.