Dr Jekyll e Mattia De Sciglio

© foto www.imagephotoagency.it

Il 28 Settembre 2011, nella gara valevole per la fase a giorni di Champions League, il Milan si imponeva a San Siro 2-0 contro i cechi del Viktoria Plzen e faceva il suo esordio Mattia De Sciglio. In quella stagione, il diciottenne terzino italiano, accumulò in totale 5 presenze, di cui 3 nel campionato italiano facendo da spola con la Primavera. L’anno seguente,con mister Allegri , viene definitivamente aggregato alla prima squadra e dopo poche giornate conquista l’inamovibilità. Dopo anni di tribolazioni difensive, i tifosi e la dirigenza vedono la fascia sinistra sicura e San Siro si innamora di lui. Incominciano gli accostamenti scomodi, chi lo paragona a Maldini, chi a Baresi, chi a Tassotti e a seguire a tutti i difensori storici del Milan, ma lui, non si scompone. Freddezza, sicurezza, corsa, posizione e addirittura crossa con entrambi i piedi (e non se ne vedevano dai tempi di Cafù). Insomma, dopo i vari Kaladze, Favalli, Oddo, Zambrotta, Emanuelson, Vilà, Taiwo e Antonini, una gioia per gli occhi dei tifosi rossoneri  che si coccolano il baby campioncino “fatto in casa”. Dopo una stagione passata tra infortuni (distorsione al ginocchi sinistro prima e lesione al menisco mediale dopo), crisi societaria e cambio allenatori, riuscendo nonostante tutto a non sfigurare e  a risultare uno dei migliori in rosa,  la musica cambia con l’inizio dell’attuale stagione.  Nonostante la fiducia di Inzaghi, Mattia non sembra più lui. E’ spesso in ritardo sull’avversario, commette errori  banali e non riesce mai del tutto a entrare in partita. E, con la Nazionale, il leitmotiv non cambia. Né Conte né il suo 3-5-2 riescono a dargli una scossa ed escluse poche giocate, fornisce prestazioni anonime e mediocri. Parafrasando il romanzo di Stevenson, la metamorfosi  è in atto, ma ci sono speranze. Nell’ultimo match disputato contro il Chievo, il terzino sinistro ha fornito una prestazione degna del suo, seppur breve, brillante passato, mettendo spesso in difficoltà la difesa giallo-blu ed attuando in maniera impeccabile la fase difensiva. Certo, non era il Real Madrid (con tutto il rispetto di questo mondo per la società veneta), ma ha confutato sul campo chi lo accusava di essere entrato in un “tunnel senza fine”. Dunque, le possibilità di riscrivere il finale ci sono, sperando che questa volta, con il supporto dei tifosi che non l’hanno mai abbandonato, non sia l’alter ego “mediocre” a prendere il sopravvento. E’ giovane, ha talento, è il futuro del Milan e della Nazionale, un periodo buio può e deve essere tollerato. Anche perché, se l’allenatore  cui figurano nel palmarés 3 Champions League, 3 Supercoppe Europee, 1 Coppa del Mondo per club e vari trofei conquistati in terra inglese, italiana, spagnola e francese, tal Carlo Ancelotti, ha provato a portarlo in quel di Madrid, squadra fresca vincitrice della Champions League, un motivo, in fin dei conti, ci sarà.

Articolo precedente
Torres: “Lasciare Mou è stato difficile. Ho scelto il Milan perché…”
Prossimo articolo
Cristian Zaccardo