Cardinale riunisce le leggende rossonere ma dimentica Maldini: l'assenza che fa rumore, caro Gerry bisogna rimediare!
Editoriali

Cardinale riunisce le leggende rossonere ma dimentica Maldini: l’assenza che fa rumore, caro Gerry bisogna rimediare!

La cena organizzata al Ribot alla vigilia del derby doveva celebrare la storia e l’identità milanista, ma tra i circa 60 invitati manca proprio Paolo Maldini. Una dimenticanza difficile da digerire: si può davvero parlare di leggende rossonere senza coinvolgere il capitano per eccellenza?

Circa sessanta ospiti, un ristorante nel cuore di Milano, le leggende rossonere, gli ex calciatori, i rappresentanti delle istituzioni calcistiche e gli sponsor. Gerry Cardinale ha voluto riunire il mondo Milan alla vigilia del derby, organizzando una cena esclusiva al Ribot e cercando di trasmettere un messaggio preciso: ricompattare l’ambiente, rafforzare il legame tra proprietà e storia del club e riportare al centro quella passione che ha reso il Diavolo una delle società più importanti del panorama calcistico internazionale.

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Un’iniziativa sicuramente apprezzabile, almeno nelle intenzioni. Lo stesso Filippo Galli, presente alla serata, ha voluto raccontare l’evento attraverso il proprio profilo Instagram, sottolineando il valore di un appuntamento che ha permesso a tanti protagonisti della storia rossonera di ritrovarsi. Anche il regalo consegnato agli invitati, una maglia celebrativa con la scritta «DERBY 26», ha contribuito a rendere speciale la serata.

Eppure, leggendo i nomi degli invitati e osservando il significato attribuito a questa riunione, una domanda sorge spontanea: ma Paolo Maldini dov’era?

Perché possiamo parlare di leggende, di ex calciatori, di uomini che hanno scritto pagine indimenticabili della storia milanista, ma non inserire Paolo Maldini in un’iniziativa del genere è qualcosa che lascia inevitabilmente perplessi. Non stiamo parlando di un ex giocatore qualsiasi, di una bandiera tra tante o di un semplice protagonista del passato. Maldini è il Milan. Lo è stato in campo per venticinque stagioni, lo è stato da capitano, lo è stato da dirigente, contribuendo anche alla costruzione della squadra che nel 2022 ha riportato lo scudetto a Milanello.

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Cinque Champions League, sette scudetti, una carriera interamente dedicata ai colori rossoneri. Numeri che raccontano soltanto in parte cosa abbia rappresentato Paolo Maldini per il Milan e per i suoi tifosi. La sua storia non può essere cancellata da una separazione professionale, per quanto dolorosa e discussa, né tantomeno può essere considerata un capitolo da archiviare perché i rapporti con l’attuale proprietà non sono stati idilliaci.

Ed è proprio qui che la questione diventa delicata. Gerry Cardinale parla spesso di identità, appartenenza, passione e necessità di riportare il Milan ai vertici. Concetti condivisibili, che però devono trovare riscontro anche nelle scelte concrete. Non basta organizzare una cena con sessanta invitati, distribuire maglie celebrative e pronunciare discorsi sull’importanza della storia rossonera. La storia bisogna rispettarla davvero, anche quando è rappresentata da persone con cui in passato ci sono stati contrasti.

Nessuno pretende che Cardinale e Maldini debbano necessariamente diventare amici o condividere la stessa visione gestionale. Le divergenze professionali possono esistere, così come possono esserci decisioni societarie difficili. Ma una cosa è la gestione di un club, un’altra è il riconoscimento di ciò che determinati uomini hanno rappresentato. E Paolo Maldini merita quel riconoscimento senza se e senza ma.

La cena del Ribot poteva essere l’occasione perfetta per mandare un segnale di distensione, per dimostrare che il Milan viene prima delle incomprensioni personali e che nessuno può sentirsi escluso dalla grande famiglia rossonera per una vecchia frattura. Invece, almeno per quanto emerso, quell’occasione non è stata sfruttata.

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Caro Gerry Cardinale, se la missione è ricostruire il Milan, bisogna partire anche da qui. Dalle sue radici, dai suoi simboli, dagli uomini che hanno reso grande questa società. E tra questi Paolo Maldini occupa un posto che nessuno potrà mai togliergli.

Le cene possono unire, le fotografie possono raccontare una bella serata e i discorsi possono alimentare entusiasmo. Ma per ricucire davvero il rapporto con la storia rossonera serve qualcosa in più: un gesto, un’apertura, magari anche una telefonata.

Perché vedere riunite tante leggende del Milan e non trovare Paolo Maldini nell’elenco degli invitati è una fotografia che fa rumore. E il Milan, senza la sua storia, non può pensare di costruire davvero il proprio futuro.

Ripari, caro Gerry Cardinale. Il popolo rossonero non dimentica chi ha fatto grande il Milan.

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