HANNO DETTO
Trevisani non si arrende su Allegri: «Ha vinto perché aveva le squadre più forti. Il Milan potrebbe giocare cento volte meglio…»
Trevisani, intervistato a Centrocampo, ha parlato così di Massimiliano Allegri e della stagione, finora, del Milan
Durante l’ultima puntata di Centrocampo, Riccardo Trevisani è tornato ad analizzare il lavoro di Massimiliano Allegri, oggi sulla panchina del Milan. Il giornalista ha espresso un giudizio molto critico, sostenendo che i successi passati dell’allenatore livornese siano stati facilitati da una netta superiorità tecnica delle rose a disposizione, piuttosto che da un reale valore aggiunto tattico o da un gioco propositivo.
Secondo Trevisani, la differenza tra un grande allenatore e un amministratore sta nella capacità di andare oltre il potenziale della squadra: «Se tu hai palesemente la squadra più forte e non ti fanno mai gol, tu prima o poi lo fai il gol e vinci 1-0. Questo è palesemente il 2014-2019. Quando non è la più forte come 2022-2024 fai quarto». Il paragone con altri colleghi è impietoso: «Spalletti non con la miglior squadra è arrivato primo, Conte non era la miglior squadra, il Milan di Pioli non era la miglior squadra. Allegri è meglio di Conceicao e Fonseca, ma è peggio di Spalletti, ma di parecchio».
Trevisani, il giudizio sul Milan attuale e l’eredità di Conte
Trevisani invita alla calma prima di gridare al miracolo per l’attuale stagione rossonera, ricordando che il club ha sempre occupato i vertici della classifica negli ultimi anni e che il livello del gioco espresso non è all’altezza del materiale umano a disposizione.
Il giornalista ha poi sminuito il peso degli albi d’oro nella valutazione di un tecnico: «Per me “ha vinto” è un giudizio che non conta una mazza, non è l’unico mio metro di giudizio. Chi non sa niente apre l’almanacco e dice “te sei bravo”, io guardo le partite, è diverso». Infine, una stoccata sulla costruzione della Juventus vincente: «Conte ha costruito la Juventus e Allegri ci ha vinto gli scudetti. C’è una bravura di Allegri nell’amministrare, ma non c’è un di più. Non c’è una squadra che fa di più attraverso il gioco».