HANNO DETTO
Serginho ricorda così l’incubo di Istanbul: «Era una serata stregata, la parata di Dudek fu sovrannaturale»
Serginho, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ricorda così la maledetta finale di Istanbul: ecco le sue parole
La finale di Champions League di Istanbul del 2005 rimane una ferita aperta nella storia del Milan, nonostante i successi successivi. A tornare su quella notte incredibile è stato Serginho, intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Il brasiliano, protagonista di quegli anni d’oro, ha espresso una teoria suggestiva quanto amara sulla rimonta subita dal Liverpool: «Io sono dell’idea che a Istanbul avremmo perso anche se avessimo giocato per una settimana intera. Era una serata maledetta, irreale».
Il ricordo si sofferma su episodi che sfuggono alla logica sportiva, come l’incredibile intervento del portiere dei Reds sul finale di gara. Secondo l’ex terzino, quella parata segnò definitivamente il destino della squadra: «La parata che Dudek fece sul tiro di Sheva è sovrannaturale, ne ho parlato anche con lui anni dopo». In quel momento, la sensazione di un destino già scritto si impossessò dell’intero gruppo rossonero, logorando la resistenza mentale dei campioni in campo.
Serginho, lo sconforto in panchina e il fattore psicologico
Prima ancora che iniziasse la lotteria dei rigori, il clima all’interno dello spogliatoio e in panchina era di totale rassegnazione. Serginho svela un retroscena sul dialogo avuto con l’allenatore dell’epoca: «In panchina eravamo demotivati e sicuri che sarebbe andata male. Lo dicemmo pure a Carlo: ‘Mister perdiamo, è stregata’». Nemmeno la calma di Ancelotti riuscì a invertire una rotta che sembrava tracciata da forze misteriose.
L’epilogo dagli undici metri fu la logica conseguenza di quel blackout psicologico. Non fu una questione di mancanza di qualità, ma di pressione e fatalismo: «Dal dischetto sbagliammo io, Pirlo e Shevchenko, i tre migliori tiratori. Fu una questione mentale, non tecnica. O se vuole di stregoneria…». Un racconto che conferma come, in certe notti europee, la tattica e il talento debbano arrendersi all’imprevedibilità del calcio.