Piatek, il paragone di Crespo è da brividi

Crespo
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Piatek e quei paragoni che spettano di diritto a chi promette bene, con la speranza che non siano solo promesse ma certezze

Piatek, è il momento dei paragoni come consuetudine, decisamente piacevole in questo caso, possiamo dirlo tranquillamente. Le parole di elogio, oggi arrivano da un grande che nell’arco della sua carriera è riuscito a vestire anche la maglia rossonera. Una sola stagione con il Milan segnata da 40 presenze e 18 goal, 2 nella famigerata finale di Istanbul del 2005. Quei due goal illusori porteranno per sempre il suo nome (oltre a quello di Maldini) per un 3-0 che avrebbe potuto concedergli l’onore di alzare la Coppa dei campioni europea, a suggello di una grandissima carriera. Parliamo di Hernan Crespo, un giocatore che ha vestito tante maglie in Serie A ma ricordato sempre con affetto da tutti i tifosi con i quali ha gioito ma anche pianto. Crespo in una lunga intervista rilasciata a Gazzetta dello sport ha parlato di Piatek, quale migliore occasione per esprimere un parere sul nuovo Milan, tra presente e futuro: «Per come calcia e per come si smarca, ricorda moltissimo Shevchenko. Che cosa mi ha impressionato di più? La facilità con la quale calcia in porta. Fateci caso: non aspetta un secondo di più, non concede al difensore il tempo dell’intervento. Ha la porta nella testa, non ha nemmeno bisogno di guardarla: tira potente e preciso. I gol contro il Napoli ne sono la dimostrazione».

SUL PARAGONE DI GATTUSO CON TOMASSON- «Tomasson era bravissimo ad aiutare i centrocampisti e a creare spazi per il compagno di reparto, ma non era un grandissimo finalizzatore. A me, per come calcia e per come si smarca, ricorda moltissimo Shevchenko».

E SE FOSSE IL NUOVO CRESPO- «Un po’ mi rivedo in lui, anche se voglio osservarlo con maggiore attenzione. Fisicamente mi sembra che ci siamo, bisogna valutarlo bene in acrobazia e di testa. Shevchenko, che era un autentico fenomeno, aveva caratteristiche simili a quelle di Piatek: in contropiede era micidiale, il pallone non glielo portavi mai via, era potente e aveva una rapidità di esecuzione che raramente ho visto».