Da Montella a Gattuso, tutta la verità di Bonucci tra passato e futuro

Bonucci
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Leonardo Bonucci ha parlato a lungo del suo passato in bianconero ma anche del presente da capitano del Milan, prima con Montella e poi con Gattuso

Ospite della trasmissione televisiva Tiki-Taka,  Bonucci ha parlato a pieno della propria esperienza in rossonero, partendo da quella fascia di capitano che tanto aveva fatto discutere inizialmente: «Anche negli anni passati, alla Juve, mi sono sempre preso le mie responsabilità. Fa parte del mio carattere; ora sono maggiori perché sono capitano, ma non è un peso perché per proteggere lo spogliatoio sono sempre in prima linea. I fischi dell’Allianz Mi hanno caricato. Io sono per la libertà di espressione: il tifoso paga il biglietto e ha il diritto di contestare. Ho dato tutto per la Juve, per quella maglia, e farò così anche con il Milan. Nella difesa a 3 ho maggiori libertà in fase di impostazione. In quella a quattro la sezione di campo è più limitata. Non dimentichiamo però che io sono cresciuto con il 4-2-4 di Ventura e giocavo sul centro-sinistra. La mia stagione? Sei e mezzo. Le aspettative erano altre, ho accettato questa sfida con il sogno di giocare la Champions con il Milan e siamo ancora in corsa. È difficile ma non è utopia. Dobbiamo vincerle tutte da qui alla fine. Montella? ha riportato il Milan in Europa e questo basta per dirgli grazie. In questa stagione si è inceppato qualcosa nell’ingranaggio e siamo stati brutti da vedere. La condizione era quella che era, quando giochi partite ogni tre giorni fai uno sport diverso. Donnarumma? Ha ancora tanti margini di miglioramento. Ogni tanto lo attacco quando commette degli errori, lo “insulto” a fin di bene. A 19 anni ha disputato 100 presenze in Serie A, c’è tanto materiale su cui lavorare ma bisogna renderlo unico. Non vedo perché non possa coesistere con Reina. Cutrone È uno che mi piace, mi ci rivedo. Ha una voglia incredibile. Non molla mai, è sempre sul pezzo. Farà strada.

Esiste la mentalità vincente, ma ci sono anche i giocatori con una personalità tale da mantenere viva questa mentalità. A Vinovo si respira quest’aria vincente, la stessa che ha portato Gattuso. Noi siamo andati ad un passo dal vincere la Champions, quando arrivi lì ovviamente fa male perdere. Ha fatto più male la sconfitta di Cardiff: eravamo convinti di essere più forti del Real, che non aveva fatto un cammino esaltante. Nel secondo tempo invece hanno alzato i ritmi del pressing e ci hanno messi in difficoltà. Se la juve quest’anno avesse vinto senza di me a livello personale sarebbe stato un duro colpo, ma l’avevo messo in preventivo. La Juve resta forte a prescindere dai giocatori: vincere 3-0 al Bernabeu non è da tutti, c’era la possibilità di centrare l’impresa. Mi dispiace per Gigi e Giorgio perché se lo meritavano, perdere così nel recupero è tremendo. Buffon? Nella sua lunga carriera si è costruito un’immagine perfetta come calciatore: non si è mai lamentato, non ha mai puntato il dito contro nessuno. Le dichiarazioni dell’altra sera sono frutto della rabbia per aver lasciato qualcosa di incompiuto. Dispiace che, per la carriera che ha fatto, non abbia chiuso con la ciliegina. Nazionale? C’è ancora tanto dolore che a giugno aumenterà quando vedremo gli altri giocare il Mondiale. Questo è il calcio, dobbiamo ripartire e far crescere i giovani nelle big italiane. Ci manca esperienza, qualità e talento ci sono ma spesso i ragazzi lottano in squadre da salvezza o metà classifica. Serve far crescere meglio i talenti che ci sono».

 

 

 

 

 

 

 

 

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