Montella: «Gattuso ha toccato le mie competenze. Preparazione? Sfido lui e chiunque»

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Montella torna a parlare del suo Milan ovvero di quel periodo che un anno fa tra alti e bassi lo vedeva lasciare la panchina rossonera

Esattamente un anno fa Vincenzo Montella veniva esonerato da tecnico del Milan in favore di Gattuso, una scelta per molti necessaria non per il tecnico campano che 12 mesi dopo torna a parlare di quell’esperienza attraverso la Gazzetta dello sport. Un fiume in piena Montella, un po’ come Mirabelli che nei giorni scorsi ha rilasciato una lunga intervista raccontando dettagli ed esperienze personali sempre legate a quel periodo, archiviato poi con l’acquisizione in toto da parte di Elliott.

ERRORI E RIMPIANTI- «Dai dirigenti non c’era più fiducia, ed era palese da tempo. Il mio errore più grave fu assecondare la società nel modo di rivolgersi alla gente: si crearono aspettative enormi. O comunque troppo grandi per una squadra che partiva con undici giocatori nuovi, molti senza una storia da Champions League. Dovevamo tenere un profilo molto più basso. Mi è rimasta la sensazione di un lavoro incompiuto: avremmo potuto crescere insieme e invece non c’è stato il tempo».

FASCIA A BONUCCI- «Gliel’aveva promessa la società. Io lo chiamai al telefono e gli dissi che si può essere leader anche senza fascia. La società mi costrinse a scegliere un giocatore del nuovo corso, e poteva anche essere giusto. Pensai a Leo e Biglia, che non fu proprio entusiasta dell’idea».

SUL MERCATO – «Alcuni acquisti sono stati condivisi, di altri ho saputo a cose fatte: come André Silva, un giovane di prospettiva. Su Bonucci ho insistito io ma la fascia di capitano gliela aveva promessa la società, invece Calhanoglu arrivava dopo sei mesi d’inattività. E alla fine rimasero due ruoli scoperti: regista e centravanti. Kalinic era un giocatore graditissimo, ma prima eravamo stati molto vicini a Morata e a Batshuayi: difficili da prendere con 20 milioni a disposizione. Cristiano Ronaldo? Fu fatto un tentativo». 

RAPPORTO CON GATTUSO- «No. Non ci siamo mai sentiti. Ho solo voluto dirgli che stava sbagliando a insistere sulla preparazione atletica nelle sue interviste, si stava esagerando su un aspetto che mi tocca profondamente. Lui sta facendo bene ma non è giusto toccare le mie competenze. Ho cinque-sei anni di esperienza in più di Serie A, penso di avere conoscenze maggiori di chi dice certe cose: dati alla mano sfido chiunque in un confronto pubblico sul tema. Un conto è quanto corri, un altro l’intensità che ci metti. Suo possibile esonero? In vita mia non ho mai gioito per una disgrazia altrui. Resto concentrato su di me, mi sarebbe interessato poco o niente».

SULLA SUPERCOPPA DI DOHA- «Razionalmente sarei dovuto andar via dopo quella vittoria. Ma al Milan ero e sono legato e grato. La voglia di continuare era troppa, come l’orgoglio di aver sollevato un trofeo contro una squadra imbattibile, e la lucidità poca. Dico ancora grazie a Galliani per avermi scelto, e a Fassone e Mirabelli per avermi confermato. Ho saputo solo dopo che c’erano dubbi su di me, anche se dovevo leggere prima i messaggi di scarsa fiducia che filtravano tra le righe».

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