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Maldini: «Il Milan è speciale, non molleremo mai, Ibra e Pioli i motori»

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Paolo Maldini ha rilasciato una lunga intervista, toccando diversi temi, in modo particolare l’inizio di stagione, Pioli, Ibra e…

Paolo Maldini ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport in edicola questa mattina. Ecco le sue parole:

Sul 2020: «Lo dicono i risultati del 2020, che sono oggettivi, ma la nostra stagione adesso si snoda nell’arco di due anni. E non abbiamo un obiettivo prestabilito, il minimo è fare meglio dell’ultima volta. Ci siamo qualificati in Europa League, quindi l’idea è fare di più. Sarebbe assurdo non cercare di andare in Champions League, anche se dalla proprietà non ci è stato dato un input in questo senso».

Sullo scudetto: «Il Milan sta sognando e non vuole smettere di farlo. Soprattutto, non mollerà. Ai calciatori chiedo sempre di essere ambiziosi. Serve un obiettivo quasi utopistico per arrivare a quello possibile».

Sulle difficoltà di Inter e Juventus: «Dall’Inter mi aspetto una grande crescita, la Juve ha un allenatore giovane e logicamente bisogna assorbire metodi nuovi. Juve, Inter, ma anche Napoli lotteranno per lo scudetto, e noi non ci faremo da parte».

Su chi teme di più: «Per me non c’è differenza. Penso al nostro percorso. Noi andiamo per la nostra strada. Questo è un club che ha abituato tutti ad alti e bassi. E’ un club che è andato due volte in B, a volte le risalite sono state improvvise e fragorose come i tonfi. E’un club imperfetto, ma particolare. Ed è capace di riprendersi più in fretta del previsto».

Sull’obiettivo: «Non andiamo a caccia di record, andiamo a caccia di risultati. Contro la Samp, la squadra ha offerto un’altra prova di maturità, nonostante le assenze. I giovani non vanno giudicati, vanno aspettati. Se si vede la qualità, che pensiamo che ci sia, si aspetta. E la sintonia con la proprietà aiuta, c’è un programma che funziona. C’è stata armonia anche nei momenti difficili».

Su Pioli: «Pioli ha un ruolo speciale. Porta pacatezza, equilibrio, conoscenza di calcio. Porta sensibilità, però anche intensità. Sembra un uomo pacato dall’esterno ma posso assicurare che Pioli è sorprendente. Sa essere un martello a modo suo».

Su Kessie: «Da giocatore e da capitano ero intransigente, però molte delle mie certezze calcistiche in questi due anni e mezzo da dirigente sono state abbattute. Parlo di come costruire una squadra e di come gestirla. A volte una carezza serve più di un rimprovero, non siamo tutti uguali. L’ho imparato in questi mesi. Franck ha dimostrato il suo amore per il Milan. Vuole riportare questo club in alto, come tanti altri qui nel club».

Sulla svolta della carriera di Pioli: «Credo sia una opportunità per fare il salto, anche per lui. Tutti con lui stanno crescendo. Con il Milan è scattata una scintilla che forse con altri club non è scattata».

Sulla crescita, grazie anche a Ibrahimovic: «Sono importanti per favorire la crescita e ora siamo più sicuri di quattro mesi fa. Per i giovani, vincere senza Ibrahimovic, Kjaer, altri uomini fondamentali come Bennacer e Rafael Leao è un buon segnale. Favorisce l’autostima».

Su Leao: «Pensiamo che abbia un grande talento. Questa scommessa non è soltanto la scommessa del Milan, ma la sua. La qualità c’è ed è enorme».

Su Saelemaekers: «Spesso quando ingaggiamo giocatori molti si fanno condizionare dai nomi e dalle squadre di appartenenza. Quella di Saelemaekers è una bella storia, ma all’interno di questo Milan ce ne sono molte. Penso a Theo Hernandez: sembrava che per lui fosse l’ultima possibilità dopo quella sprecata al Real Madrid, ultima chiamata e la risposta c’è stata. Theo è un ragazzo per bene».

Sul ruolo da direttore sportivo: «Le prove non finiscono mai. Anche qualche discussione interna aiuta a crescere. Sono stato chiamato da Leonardo che mi ha insegnato tante cose. A me pareva di non incidere, mentre lui mi diceva “non sai quanto conta una tua parola detta a un procuratore”. Sono stati anni importanti per apprendere quello che serve in una professione diversa».

Sul Milan: «Onestamente i numeri sono impressionanti, ma io avevo già visto segnali di crescita prima che cominciasse la scia di imbattibilità».

Sulle pressioni padre, figlio con Daniel: «Dal mio punto di vista essere figlio è peggio. Ci sono tante pressioni delle quali faresti volentieri a meno. Era così per me e credo sia così anche per Daniel. Dovrà trovare la sua maniera per elaborare le pressioni».

Sull’Europa League: «Abbiamo combattuto tanto per giocarla, sarebbe sciocco disinteressarne adesso».

Sulle tre grandi storiche italiane: Milan, Inter e Juventus nei primi tre posti: «Se il Milan non avesse fatto un exploit nelle prime dieci partite, il resto sembrerebbe perfettamente normale. Non vedo molto di nuovo».

Sullo scudetto: «Ripeto che ai miei chiedo sempre ambizione ed entusiasmo. Sono le parole chiave. E poi questo è un club speciale».

Su Maradona: «All’inizio mi sono sentito un po’ vuoto, ma c’è tanta di quella bellezza da rivedere nei documentari in tv… Diego trasmetteva e trasmetterà sempre la gioia del calcio, perché amava davvero il pallone. E noi non dobbiamo giudicarlo, soltanto ricordare la sua grandezza in campo».

Sul regalo speciale ai tifosi rossoneri: «Un ritorno allo stadio. E’ un grande peccato non averli con noi. Anche quando erano solo mille si sentivano nell’aria. Spero che torneremo presto a un calcio senza vuoti in tribuna».