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2015

Ecco l’identikit dell’allenatore perfetto

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Domani potrebbe essere il giorno della grande svolta per quanto riguarda la panchina del Milan, in positivo o in negativo.

Che Carlo Ancelotti accetti o non accetti di tornare, tra domani e i giorni immediatamente successivi si capirà molto su quali sono le strategie della società e quale futuro aspetta ai nostri amati colori rossoneri. In queste ultime settimane si tanti i nomi di allenatori accostati dai giornali alla panchina che, quasi sicuramente, fu di Pippo Inzaghi: da Sarri a Montella, a Mihajlovic ad Emery e infine la suggestione Ancelotti. Allenatori dai profili diversi che mi hanno suggerito di provare a categorizzare i tipi di mister che lavorano solitamente con le grandi squadre.

Provo dunque a schematizzare, distinguendo, seppur in modo generico, gli allenatori da grandi squadre in tre categorie:

A – I maestri. Sono i maestri di calcio, con la forza delle idee dalla loro parte. Esperti di tattica e schemi, sono amanti del bel gioco spiccatamente offensivo. Spesso sono anche inventori di novità tattiche, ma a volte hanno il difetto di essere ancorati alle loro idee, anche laddove risultino improduttive. Esempi della categoria sono stati o sono Sacchi, Guardiola e suoi allievi come Luis Enrique, Van Gaal, Zeman e allievi come Di Francesco, Benitez, Montella e nel loro piccolo anche Ventura e Gasperini.

B- I motivatori. Il loro punto di forza è riuscire a tirar fuori il massimo dai propri giocatori, ottenendo anche più di quello che si poteva sperare. Ideali per squadre in rifondazione, deboli caratterialmente o a cui manca un leader, hanno la grande capacità di essere abili tatticamente, furbi e soprattutto leader motivazionali. Esempi della categoria, con le loro differenze, sono Mourinho, Conte, Mazzarri o Mihajlovic.

C- I gestori. Perfetti per allenare squadre già formate, soprattutto se da campioni, sono preparati tatticamente e hanno il carattere e il carisma giusto per gestire grandi spogliatoi, magari zeppi di campioni, e piazze ambiziose, guidando silenziosamente la squadra verso i massimi obiettivi. Spesso la loro grande bravura sta nel preparare partite molto importanti come scontri diretti e match di competizioni europee e internazionali. Esempi lo sono stati in passato Lippi e Capello e lo sono ora Ancelotti, Allegri e Mancini.

Rimane da capire quale sia il tipo di profilo più adatto alla panchina rossonera. Se si pensa alla difficoltà di gioco che ha caratterizzato il Milan di quest’anno è naturale pensare a un profilo di tipo A; Montella sarebbe per esempio una scelta ideale da questo punto di vista. Se invece si pensa al Milan come a una squadra coi lavori in corso, in cerca di un progetto vincente, magari sul lungo periodo, è indiscutibile che un profilo di tipo B è quello che fa più al nostro caso. Il massimo sarebbe Conte: leader carismatico, amante delle sfide, preparato e vincente. Ma anche l’attuale allenatore della Sampdoria risponde indubbiamente a queste caratteristiche. Più complessa da capire una scelta su un tipo di allenatore della terza categoria, come lo è Carletto. Abituato ad allenare fior fior di campioni, è difficile immaginarlo a capo di una squadra composta da giocatori giovani, di prospettiva o medi. La sua assunzione sembra essere indissolubilmente legata a un mercato di un certo tipo. Non rimane che aspettare 24 ore per poter iniziare a farci un’idea su che Milan aspettarci per la prossima stagione, se una pallida copia di quello degli ultimi anni o un Milan vincente come quello di, ormai, una decina di anni fa. Perché checché se ne dica, molto di ciò passa dalla scelta dell’allenatore.

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