Bonucci, impara da Kessie! Sentite cosa ha fatto l’ivoriano…

Kessie
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Frank Kessie ha fatto un piccolo sacrificio per amore dei tifosi rossoneri. Vi ricordate Bonucci…

Vi ricordate quando Leonardo Bonucci, in maniera infantile, pretesa di avere il numero 19 di Frank Kessie? Già allora l’ivoriano dimostrò maturità e intelligenza e cedette la maglia all’ultimo arrivato senza creare problemi di spogliatoio. Tra l’altro, quel numero ha un significato importante per l’ex Atalanta perché connesso con alcune tristi vicende familiari (la morte del padre). Frank decise di prendere il 79, stilisticamente simile proprio al 19 di Bonucci.

Ad un anno di distanza il centrocampista avrebbe potuto riprendersi la maglia, ma ha fatto una scelta degna di lode. Sentite la motivazione: «La nuova società mi aveva chiesto se rivolessi il numero 19, ma ho detto io di no, perché mi trovo bene con il 79 e soprattutto perché non volevo far spendere altri soldi a chi ha già comprato la mia maglietta!» – ha detto l’ivoriano a Dazn.

Una scelta lodevole, in controtendenza con i casi Bonucci e Higuain e in generale con tutto il movimento calcistico attuale. Rinunciare ad un proprio simbolo scaramantico per non danneggiare i propri tifosi è un gesto che merita un elogio.

Kessie, poi, ha commentato la lotta Champions: «Sono molto carico perché è la competizione più grande d’Europa, darò il massimo per arrivare lì. Non c’è però solo l’Atalanta come avversaria per la Champions, dobbiamo pensare prima a noi e provare a vincere ogni partita».

Sui metodi di Gasperini e Gattuso: «Gli allenamenti di Gasperini erano più pesanti, si correva veramente tanto, e Gasperini si arrabbiava più di Gattuso – anche se non sembra perché Gattuso urla più forte! Con Gasp ho giocato un anno solo, però in quell’Atalanta segnavo di più perché il modo di giocare era diverso, oggi le occasioni le ho ma sbaglio troppo soprattutto in contropiede: un po’ perché arrivo stanco davanti alla porta, un po’ perché nell’Atalanta c’erano più giocatori ad accompagnare l’azione; adesso invece ho meno alternative e spesso devo forzare il tiro. Gattuso però mi dà ogni giorno la carica per dare di più, mi chiede di avere più coraggio».

Sul nuovo centrocampo Kessie-Bakayoko-Paquetà: «Adesso è un buon momento, non solo il centrocampo ma tutta la squadra gira bene, sia fisicamente che mentalmente».

Sull’abbraccio a Calhanoglu dopo il gol di Piatek: «Dopo il gol è normale che tutti siano andati a esultare con Piatek, ma io avevo visto che Hakan dopo il tiro parato da Cragno aveva abbassato la testa e sono andato ad abbracciarlo. In questo momento ha bisogno del nostro sostegno. Noi ci vediamo anche fuori dall’allenamento, a volte ci vediamo a cena e parliamo… siamo arrivati nello stesso periodo e non conoscevamo nessuno, siamo diventati amici così».

Sulla vita fuori dal campo: «Passo del tempo con mia moglie e mio figlio, si chiama Prince Kylian, ha sette mesi, è nato qui a Milano. Poi magari esco con mio fratello: altri cinque fratelli più grandi di me invece lavorano in Costa d’Avorio, magari li rivedrò questa estate, quando tornerò per la Coppa d’Africa. Però adesso devo pensare a farne una mia di famiglia».