Editoriali
Allegri e il paradosso del risultato: perché il processo al «non gioco» è un pregiudizio ideologico
Allegri si trova al centro dell’ennesimo pregiudizio ideologico: l’approfondimento che smentisce le tante e immotivate critiche al livornese
Nel calcio contemporaneo, dominato dall’estetica dei dati e dal feticismo della costruzione dal basso, esiste un uomo capace di mandare in cortocircuito ogni narrazione precostituita. Quell’uomo è Massimiliano Allegri. A Milano, sponda rossonera, si è alzato un polverone che definire stucchevole è un eufemismo: il “non gioco”, la squadra che si difende troppo, il cinismo esasperato. Eppure, se proviamo a spegnere il rumore di fondo dei social e accendiamo la luce dei fatti, scopriamo che questo Milan sta compiendo un mezzo miracolo sportivo, restituendo dignità a una piazza reduce dal traumatico ottavo posto della scorsa stagione.
Allegri logora chi non ce l’ha: i numeri che smentiscono i tribunali del web
La critica principale mossa al tecnico livornese è quella di essere un “risultatista” senza bellezza. Ma la bellezza, nel calcio professionistico, è un concetto relativo; la classifica, invece, è un valore assoluto. Guardiamo i dati: dopo 19 partite, questo Milan ha collezionato 40 punti. È un balzo in avanti clamoroso rispetto ai 30 punti dello scorso anno (gestione Fonseca-Conceicao) e si colloca perfettamente in linea, se non sopra, alle medie delle stagioni più gloriose dell’ultimo lustro.
PUNTI MILAN DOPO 19 PARTITE:
- 2025/2026: 40 (Allegri)
- 2024/2025: 30 (Fonseca-Conceicao)
- 2023/2024: 39 (Pioli)
- 2022/2023: 38 (Pioli)
- 2021/2022: 42 (Pioli)
- 2020/2021: 43 (Pioli)
- 2019/2020: 25 (Giampaolo-Pioli)
- 2018/2019: 31 (Gattuso)
Siamo di fronte a una squadra che occupa stabilmente il secondo posto. Chi oggi pretende lo Scudetto con arroganza sta commettendo un peccato di onestà intellettuale o, peggio, sta usando il tricolore come un randello per colpire Allegri. Sanno tutti benissimo che le rose di Inter e Napoli sono, per profondità ed esperienza, oggettivamente superiori. Chiedere il titolo a questo Milan significa ignorare che la rosa in difesa è corta, quasi all’osso, e che il tecnico ha dovuto fare i salti mortali per sopperire a una sfortuna cronica. Dall’inizio del campionato, infatti, Allegri non ha quasi mai avuto a disposizione Leao e Pulisic insieme nel pieno della condizione; ha dovuto inventarsi equilibri nuovi, lanciare giovani come Bartesaghi e integrare senatori come Modric in un sistema che deve prima di tutto proteggersi.
Eppure, nonostante le critiche sul “subire troppo”, Allegri è entrato di diritto nel gotha della storia rossonera. La striscia di imbattibilità registrata in questa stagione ha toccato quota 18 gare, un risultato che lo affianca a leggende del calibro di Ancelotti e Sacchi.
STRISCE ALL-TIME IMBATTIBILITA’ STORIA DEL MILAN (dal 1950):
- 58 (Capello, 1991-1993)
- 27 (Pioli, 2020-2021)
- 24 (Sacchi, 1987-1988)
- 24 (Czeizler, 1950-1951)
- 23 (Sacchi, 1988-1989)
- 23 (Liedholm, 1964-1965)
- 22 (Pioli, 2022)
- 21 (Rocco, 1970-1971)
- 18 (Ancelotti, 2004)
- 18 (Sacchi, 1989-1990) 11. 18 (Allegri, 2025-2026)
- 17 (Pioli, 2021)
- 17 (Bonizzoni, 1958-1959)
Trovarsi tra Capello e Rocco mentre si viene accusati di non saper allenare è il paradosso perfetto della carriera di Max. Il consiglio per l’ambiente Milan è uno solo: non lasciarsi distrarre. Le voci che puntano il dito sul “bel gioco” servono solo a creare malumore e a destabilizzare un gruppo che sta andando oltre i propri limiti strutturali. L’obiettivo realistico, oggi, è la qualificazione in Champions League per ricostruire economicamente e tecnicamente il club. Tutto il resto è rumore di fondo alimentato da chi, non avendo il cinismo di Allegri, preferisce criticare chi vince (o pareggia poco e perde mai) pur di non ammetterne la competenza. Restiamo concentrati: Allegri logora chi non ce l’ha, e questo Milan farebbe bene a tenerselo stretto.