Acerbi: «Al Milan mi son dato all’alcol e bella vita, poi la malattia»

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Acerbi ha confessato che ai tempi del Milan credeva di essere invincibile e si era lasciato andare alla bella vita poi la malattia lo ha fatto tornare un atleta

Francesco Acerbi è arrivato nel 2012 con l’etichetta di futuro campione, tanto che gli fu concessa la maglia numero 13 di Alessandro Nesta. Il difensore alla fine è rimasto solo una stagione in rossonero con appena 6 presenze per passare poi in prestito al Chievo. Acerbi dopo aver superato la grave malattia che lo aveva colpito è diventato una colonna della Lazio di Simone Inzaghi e ai microfoni del Corriere della Sera ha voluto parlare delle sue esperienze passate, gli errori, il tumore e il ritorno ai grandi livelli: «Al Milan mi sentivo invincibile, libero di fare casini e andare in giro per locali a bere tanto alcol. Anche se poi sul campo andavo lo stesso forte, il fisico mi ha aiutato e la fortuna è stata dalla mia parte. Avevo da poco finito la mia esperienza al Milan, nel 2013. Una normale visita di controllo da parte dei medici. Hanno trovato un nodulo a un testicolo, sono stato operato immediatamente. Che non fossi un invincibile l’avevo capito già al Milan, se non fai una vita da atleta a quei livelli si paga il conto».

La scoperta del tumore: «Può sembrare strano, ma che nella vita volessi fare davvero il calciatore l’ho capito dopo la malattia. Per molti anni ho dato tutto grazie alle doti che mi ha regalato la natura. Giocavo ma forse la passione l’avevo perduta. Mi è ritornata. Mia mamma, la migliore delle madri, mi coccolava eccessivamente, mi faceva andare in bestia. Avevo bisogno di qualcuno che mi invitasse a vedere la tv, a fare la spesa. Insomma, che non mi facesse sentire malato. Mio fratello è stato fondamentale. I dottori mi avevano detto che dopo l’operazione tutto si sarebbe risolto. Non fu così. Dopo altri controlli mi dissero che con il tumore non si sa mai, si può espandere. Meglio fare la chemio. La feci. Ero preoccupato per i miei familiari, non per me stesso. Facevo una vita normale: corsa, cyclette e divertimento la sera. Ho pensato: così si sconfigge il male. Ero sicuro di guarire».

Acerbi oggi: «Prego due volte al giorno. Al mattino e alla sera. Però non è che sia diventato santo. Di casini ne combino ancora. Ma rispetto a prima ora so chi sono. Distinguo il bene dal male. So di chi posso fidarmi. E ho allontanato le persone che considero negative».