HANNO DETTO
Negrisolo e il sogno infranto: «Potevo andare al Milan, fu il mio unico rimpianto»
Negrisolo racconta il mancato trasferimento in rossonero e la sfida impossibile contro Gianni Rivera
In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, Piergiorgio Negrisolo ha ripercorso le tappe di una carriera vissuta tra piazze storiche come Roma, Sampdoria e Verona. Nonostante la soddisfazione per il percorso compiuto, l’ex calciatore ha svelato un retroscena di mercato che ancora oggi lascia l’amaro in bocca: un trasferimento al Milan sfumato proprio sul più bello. «Un rimpianto, però, ce l’ho: non essere andato al Milan nel ‘77. Liedholm mi voleva e io avrei coronato il sogno di una vita», ha dichiarato con un pizzico di malinconia.
L’operazione, che sembrava ormai definita, si arenò per la ferma opposizione del suo allenatore dell’epoca: «Saltò perché Valcareggi scelse di non vendermi. Avrei giocato con Rivera e nella squadra del mio cuore». Vestire la maglia rossonera avrebbe rappresentato il culmine della sua carriera, permettendogli di condividere lo spogliatoio con i grandi campioni di quella generazione e di servire il club per cui faceva il tifo fin da bambino.
Negrisolo, la sfida al Golden Boy: «Rivera mi fece impazzire»
Se il destino gli ha negato di giocare al fianco di Gianni Rivera, gli ha invece concesso più volte di affrontarlo da avversario. Proprio il capitano del Milan è rimasto impresso nella memoria di Negrisolo come l’avversario più complicato da gestire sul rettangolo verde. Il ricordo del loro primo incontro a San Siro, durante un match tra i rossoneri e la Sampdoria, è ancora nitido: «Senza dubbio Rivera, un genio. Lo marcai per la prima volta a San Siro e mi fece letteralmente impazzire».
L’eleganza e la visione di gioco del “Golden Boy” rappresentavano un rebus irrisolvibile per qualsiasi marcatore dell’epoca. Per Negrisolo, quel confronto diretto fu la prova definitiva della grandezza di un calciatore che considerava un vero e proprio genio del calcio. Nonostante il mancato approdo a Milano, l’ex difensore conserva nel cuore il rispetto per quel Milan stellare e per i campioni che lo hanno reso leggendario.