Mirabelli in discussione: Kalinic è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso

Mirabelli
© foto Twitter @Mirabelli

In Casa Milan si pensa di ridimensionare il ruolo di Mirabelli: oltre agli errori sul calciomercato, al ds rossonero si contesta anche un difficile rapporto diplomatico con procuratori e altri club

In casa Milan è momento di considerazioni in una stagione che si profila essere il primo mezzo fallimento per un club pronto a rilanciarsi sia in Italia che in Europa. L’esordio della proprietà cinese, culminato con una campagna acquisti sulla carta da capogiro, non ha avuto riscontro sul campo e i rossoneri infatti si trovano con cinque punti in meno rispetto alla passata stagione. L’unica consolazione per la dirigenza del Diavolo resta la Finale di Coppa Italia che, se persa, può rappresentare solo la beffa definitiva. A differenza degli altri contesti però in casa milanista la ricerca forsennata del capro espiatorio da presentare a capo chino in pasto all’opinione pubblica appare non essersi innescata.

Come vi abbiamo riportato poche ore fa, Elliot oltre ad aver concesso al Milan più tempo rispetto a quanto paventato riguardo la restituzione del prestito avvenuto la scorsa estate, ha anche voluto chiarire definitivamente la propria fiducia all’attuale amministratore delegato Marco Fassone inserendo una clausola di non licenziabilità valida almeno fino al termine della prossima stagione. Un attestato di stima che coinvolge parallelamente anche Massimiliano Mirabelli, uomo scelto in prima persona dallo stesso Fassone, e con cui il Milan vuole e ha il dovere di protrarre il proprio progetto tecnico iniziato con undici acquisti nella passata stagione. La contemporanea conferma di Gattuso sembra infatti far pendere la volontà di Yonghong Li e Elliot proprio verso un’ altra stagione di fiducia all’attuale nomenclatura dirigenziale cercando però, in parallelo, di affiancare una figura che rappresenti una sorta di continuità storica con il Milan passato: Paolo Maldini. Nei prossimi mesi infatti Fassone e Mirabelli riprenderanno l’opera di convincimento nei confronti dell’ex capitano e bandiera rossonera proponendo un ruolo di primo piano nella gestione della parte tecnica del club togliendo, ma solo in parte, il mandato operativo di Massimiliano Mirabelli.

Sì perché oltre ad una campagna acquisti inadeguata, a confermarlo sono i numeri, Massimiliano Mirabelli è stato anche colpevole di non aver saputo gestire determinate situazioni venutesi a creare col passare dei giorni all’interno degli uffici di via Aldo Rossi: uno su tutti il rapporto ormai totalmente deteriorato con Mino Raiola (procuratore di Donnarumma, Bonaventura e Abate) così come quello con l’agente di Gustavo Gomez e Carlos Bacca (destinato a tornare al Milan al termine della stagione). L’ultima nota dolente attribuibile proprio al non propriamente diligente lavoro diplomatico di Massimiliano Mirabelli sarebbe Nikola Kalinic: l’attaccante croato è ottima rappresentazione della fallimentare campagna acquisti della precedente stagione e ormai non sembra più dichiaratamente rientrare nei piani a lungo termine del club. Ma dopo aver dato mandato al suo procuratore di trovare una nuova sistemazione, si parla di alcuni club della Bundesliga interessati, il ds avrebbe fatto presente che una cessione del croato sarebbe subordinata solo ad un’offerta adeguata paragonabile a quanto speso in estate dal Milan per lui (25 milioni). Una richiesta decisamente difficile da accontentare per un centravanti che nell’ultima annata ha collezionato la miseria di 5 gol in 36 presenze risultando la brutta controfigura di quanto fatto vedere in precedenza in maglia viola. Ah e a tal proposito, ricordate?

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