Milan Club Campodarsego (Padova): «Alla società manca un po’ il dialogo con i tifosi»

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Abbiamo intervistato in esclusiva Michele Ruffato, portavoce e organizzatore del Milan Club Campodarsego e Milan Club 049

La voce dei tifosi è una componente fondamentale per un club di calcio. Abbiamo intervistato in esclusiva Michele Ruffato, portavoce e organizzatore del Milan Club Campodarsego.

Michele, ci descrivi il vostro gruppo rossonero e la vostra organizzazione?

«Il Milan Club Campodarsego e il Milan Club 049 sono due gruppi storici della provincia di Padova, uniti da una grande amicizia e dalla passione per il Milan. Insieme lo scorso anno abbiamo organizzato 70 pullman, quest’anno potevamo fare un nuovo record ma poi è scoppiata la pandemia. Siamo disperati perché la ripresa del campionato ci taglierà fuori e non potremo seguire il nostro amato Milan. Tanti nostri ragazzi seguono sempre la squadra, abbiamo più di 130 abbonati. Le partite senza spettatori non sono al massimo, ma passerà anche questo virus. Questa è una delle zone più colpite dal virus, ma per fortuna tutti i nostri tesserati al momento stanno bene e questa è la cosa più importante».

Come giudichi la stagione del Milan?

«Sono troppi anni che viviamo questa situazione, dalla partita contro la Juventus (quella dell’episodio di Muntari). Anche se la proprietà dice che vuole investire, al momento non vediamo grandi cambiamenti. Il Milan non è una società che può giocare per la sesta o settima posizione. Negli ultimi tempi stavamo ingranando, con il Genoa avevamo un grande occasione. Tra la bomba Boban e la pandemia tutto è stato interrotto».

Come vedi un possibile arrivo di Mauro Icardi al Milan?

«Ho vissuto le ultime 8 finali del Milan dal vivo e ho capito che conta la squadra più che il singolo giocatore. Ho visto partire Shevchenko e Kakà e il Milan rimasto. Non guardo tanto il giocatore, al massimo mi spaventa più Wanda Nara che Icardi. Di certo non si può andare avanti solo con i giovani, al Milan servono top player. E serve anche una società organizzata, come quando c’era Galliani».

Da tifoso di darebbe fastidio la partenza di Donnarumma?

«Ad un certo punto Donnarumma dovrà decidere, ma dipenderà anche dalla società. Se la proprietà vuole costruire una squadra vincente può trattenerlo. Anche Donnarumma deve capire se per lui è più importante il denaro oppure vuole diventare una bandiera al Milan».

Come valuti il rapporto tra la società e i tifosi?

«A questa società manca un po’ il dialogo con i tifosi. Basterebbe un dialogo, una conferenza stampa per parlare di più. I tifosi a volte vogliono essere rassicurati, vorrebbe vedere progetti ed organizzazione societaria. Si sentono molte voci, ma pochi fatti».