L’importanza di chiamarsi Milan

© foto www.imagephotoagency.it

Una vittoria che assicura il passaggio al turno successivo della più prestigiosa competizione europea è sempre un bel risultato. E sapere che la stessa vittoria ti mette “in cassa” una ventina di milioni (tra premi e sponsor), in un momento come questo, la rende ancora più importante.
Una prestazione altalenante ma convincente, quella del Milan di ieri sera.
Mexes non farà ogni settimana gol del genere, è vero, ma c’è molto di positivo.
Grande ennesima prestazione di El Shaarawy, che ha dimostrato di essere l’unico, nell’intero fronte d’attacco rossonero, ad aver compreso pienamente i movimenti senza palla e i tagli nella profondità del “nuovo calcio”. Splendido nel primo controllo, una dimostrazione tangibile ci viene fornita proprio dai due gol in cui è stato protagonista: una facilità di tocco che gli permette di concludere l’azione sempre con qualche secondo di vantaggio sull’avversario (e purtroppo, talvolta, anche sui compagni) ed una freddezza sotto porta che fa tornare in mente gli scatti brucianti di Shevchenko e le sue conclusioni sempre adatte all’azione.
Accanto ad un giocatore che si riconferma campione, ce n’è invece un altro che fa (ri)sollevare su di se numerose perplessità: Boateng. Chiamato all’ennesimo riscatto il centrocampista ghanese ha deluso le aspettative rendendosi protagonista di una prestazione decisamente incolore. Scusate la definizione “scontata”, ma è così. Nessuna progressione, nessun lancio in profondità, che nella difesa altissima (di stazza e di linea tattica) messa in campo dall’ Anderlecht assume una maggiore gravità. Schierato come unico perno della creazione di gioco, all’interno della trequarti avversaria, ha dimostrato di non avere le qualità tecniche adatte. La frase che in questi ultimi mesi è stata più inflazionata nella descrizione delle giocate di Boateng è stata “bella l’idea, ma non la messa in pratica”; il che fa capire come un giocatore, con un discreto estro, ma con dei piedi non “all’altezza dei sogni che ha”, resti un giocatore senza eccellenze. Si applica, lì, dove non è applicabile e per questo il voto resta insufficiente.
Per quanto riguarda Bojan c’è da fare un discorso a parte. L’ex talento del Barcelona è caduto quasi sempre nella trappola attendista dei due centrali belga e, nonostante il grande spazio lasciatogli libero attorno, non è mai riuscito ad evitare quei due- tre tocchi in più, quasi fosse posseduto da un eccesso di trans agonistica mescolata ad una ricerca di appagamento ludico, prontamente e opportunamente interrotto dalla retroguardia avversaria.
Tornando però a parlare nuovamente dei pregi del Milan di Bruxelles, occorre dire che Allegri ha sicuramente letto bene la gara e preparato il modulo più adeguato alla partita, un 4-3-3 magari ancora incerto negli interpreti (qualche interditore in meno a centrocampo e qualche “fantasista” in più d’avanti, avrebbe fatto sinceramente più comodo), ma senza dubbio maggiormente adeguato soprattutto in relazione a quello che è il patrimonio tecnico a disposizione del mister.
Splendida prova di De Sciglio, il prodotto meglio riuscito della “cantera” rossonera, dotato di un cross da giocatore di primissimo livello e di una personalità di almeno dieci anni più grande.
Forse c’è voluto un po’ troppo per smorzare l’entusiasmo di un “modesto” Anderlecht, ma la vittoria è arrivata e con essa nuovi milioni da spendere durante i “saldi” di gennaio.
Detto questo….adesso andiamo su youtube ad aumentare le visualizzazioni del gol di Mexes.

Articolo precedente
E se avessero avuto ragione loro?
Prossimo articolo
Primavera, Brescia-Milan 0-2: seconda vittoria consecutiva per i rossoneri