Istruzioni per combattere lo “Spread” di risultati del Milan

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Partiamo da un dato di fatto: il calcio negli ultimi 5 anni è cambiato radicalmente. Una rivoluzione, partita dalla Spagna e che ha sconquassato ogni dogma tattico in tutta Europa. L’assetto equilibrato è superato, il tatticismo italiano è superato, ora per vincere devi saper giocare. Quest’estate gli Europei hanno dimostrato che i punti nevralgici del “nuovo calcio” non sono più le solite zone del centrocampo e deòòa difesa, ma le zone di trequarti. Oggi il costruttore di gioco non si posiziona più nella fissa cabina di regia all’interno del cerchio di metà campo ma si muove tra le linee di due reparti.

Ciò porta, come ogni rivoluzione globale, da una parte, all’esaltazione di un oligarchia di piedi buoni, dall’altra, alla scomparsa dei “vecchi mestieri”. Ecco, quindi, veder scomparire i “centravanti vecchio stampo”, ovvero gli attaccanti alla Trezeguet o alla Gilardino, quelli che ristagnano all’interno dell’area, oggi, sempre più affollata, tenendo le spalle alla porta per giocare di sponda ai compagni.

Ecco vedere finalizzatori apprezzati a livello nazionale come Pazzini non trovare più spazio, perchè portatori e discepoli di un calcio superato. Presto finiranno i mediani universali, quei giocatori che “marcando a zona” senza vedere su quale piede sia il pallone contrastano e permettono ai compagni di recuperare il possesso.

Oggi il centrocampo è dominato dai costruttori dalle spalle larghe e i pochi incontristi presenti hanno il compito di memorizzare una determinata scarpetta su cui avventarsi alla prima occasione per recuperare palla. Chi è abile a contrastare, oggi, viene assunto come Killer Seriale di “palloni d’oro” o di giocatori dall’assist o dal gol facile.

Ecco perchè De Jong, costretto quasi sempre ad una marcatura a zona dispendiosa e controproducente, risulta un giocatore inutile e di poca responsabilità. E’ l’epoca dell’ attaccante mobile, degli inserimenti dei centrocampisti, degli scontri da ring, del possesso palla irriverente, dell’esaltazione della tecnica prima che della tattica.

Il calcio di oggi ha cambiato risultato alla propria equazione, la componente essenziale per la buona riuscita del calcolo non è più la preparazione o l’equilibrio tattico ben delineato geomatricamente, ma la variabile incalcolabile: Il tunnel riuscito, la triangolazione nello stretto, l’inserimento perfetto. Barcelona prima, Fiorentina, Juventus, Ajax e Borussia Dortmund poi, questo, l’hanno capito e per questo vincono e continuano a vincere. Quasi tutti allenatori giovani, forgiati nella filosofia “del nuovo calcio” . Dunque in cosa dovrebbe cambiare il Milan per adeguarsi? Cancellare ogni retaggio tattico, proprio di una cultura calcistica italiana che, mai come oggi, ha perso di consistenza.

Abbandonare la linearità della preparazione tattica, in funzione di un adattamento alle singole qualità individuali. Boateng nella rifondazione milanista ha dimostrato quanto fosse fondamentale per il suo gioco offensivo la presenza di un regista d’area quale Ibra, e per questo, quando gli è stato chiesto di essere lui “a creare”, sono venuti alla luce tutti i suoi limiti tecnici.

Nel nuovo calcio Boateng è un centrocampista dal pressing asfissiante (come era alle prime uscite con la maglia del Milan), un giocatore roccioso in grado di recuperare palloni su palloni e capace di inserirsi, col tempismo giusto, nelle azioni offensive manovrate dai compagni più talentuosi. De Jong per poter esprimere le proprie potenzialità non può giocare in un centrocampo a due, con il compito di essere un incontrista universale, capace cioè di fungere da diga a tutte le avanzate degli avversari.

Non è così, De Jong è il terzo centrocampista, quello a cui affidare il lavoro sporco, distruggere il fulcro di gioco avversario, per fare un paragone con il Barcelona, De Jong è il Bousquets o il Mascherano. Per concludere con il centrocampo, anche gli eventuali sostituti devono essere ben calibrati in modo da non snaturare il gioco: la cessione di Aquilani ha portato alla mancanza di un alternativa chiara a Montolivo, ma l’anno zero rossonero deve puntare alla valorizzazione dei giovani e per questo Cristante andrebbe impiegato di più. Per quanto riguarda l’attacco, la Spagna ha dimostrato che non serve avere giocatori d’area per vincere, ma tanti registi avanzati dai piedi buoni e di velocità.

Questo, in chiave Milan, porterebbe sicuramente a relegare Pazzini ai margini della rosa, ma a valorizzare giocatori dai piedi buoni quali Bojan, Pato, Robinho, El Shaarawy e Niang. L’ incerta difesa Milanista dovrebbe trovare invece una coppa di centrali cardine sfruttando le caratteristiche della propria rosa, segunedo le linee guida della nuova dimensione calcistica in cui l’Europa si sta proiettando.

Ogni reparto deve avere il proprio regista e il Milan, ne ha uno in casa: Acerbi ha le caratteristiche proprie di un difensore in grado di dare il via alla manovra dei compagni e per questo dovrebbe essere titolare. Al suo fianco un difensore mastino, meno propenso alla fase di costruzione, ma più “vecchia scuola”, e in questa propsettiva la rotazione dei tre centrali Mexes, Bonera, Zapata in base alla condizione fisica e mentale. Come l’Italia extra-calcistica anche il Milan deve adeguarsi alle istruzioni provenienti dai quartieri alti (e vincenti) dell’Unione. Ma in questo settore più che in qualsiasi altro, la cosa potrà portare solo benefici.

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