Cori razzisti, “Leghe” contro Leonardo: ecco il nuovo moralismo

Kessie Bakayoko
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I tristi episodi riguardanti i cori razzisti a Bakayoko hanno aperto una nuova, triste, pagina del calcio italiano e non solo

Il nostro calcio, e quindi anche il nostro paese, si macchia ancora una volta di un episodio indecoroso. I cori razzisti dei tifosi biancocelesti indirizzati verso Bakayoko, in occasione della semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Milan e Lazio di mercoledì, rappresentano l’ennesima schifezza che l’Italia deve sopportare.

I PRECEDENTI – Questa stagione è già la seconda occasione in cui il più becero odio razziale viene esplode in maniera così lampante: a Santo Stefano infatti, in occasione di Inter-Napoli, erano stati segnalati dei “buu” martellanti nei confronti di Koulibaly. Anche in quell’occasione il gioco è proseguito, con il francese che è stato addirittura espulso per doppia ammonizione reo di aver applaudito ironicamente l’arbitro. A dirigere l’incontro, guarda caso, è stato Mazzoleni, lo stesso che l’altro ieri ha ignorato, dichiarando poi di non aver sentito nulla, per 90 minuti i cori dei tifosi biancocelesti. Ma non vogliamo indagare ora sull’aggravante della recidiva del fischietto bergamasco.

IL MILAN ALZA LA VOCE, MA E’ SOLO – Scontata e sacrosanta è stata la protesta odierna di Leonardo, che ha voluto alzare la voce, opponendosi contro la terrificante indifferenza con cui questi episodi rischiano di consumarsi. Chi invece ha perso un’occasione per tacere, o meglio, per dire la cosa giusta, è stato il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha apertamente delegittimato le lamentele del direttore sportivo rossonero, asserendo che siano figlie solamente di una sua sorta di psicosi interiore e supportando fermamente la tesi dell’inutilità di fermarsi di fronte a simili episodi di razzismo etichettandoli a “meri casi isolati” (e meno male)

UN SILENZIO ASSORDANTE – Il quadro è di per se assurdo e paradossale già in questa maniera, ma il bello (o il brutto) è che non è tutto: il silenzio assordante di queste ore in merito al caso Bakayoko assume tratti ancora più sconcertanti se confrontato al becero polverone alzato, nelle scorse settimane, in seguito alla telenovela KessieAcerbi-Bakayoko. Dopo un semplice e innocente (sbagliato e antisportivo per carità) sfottò da parte dei due centrocampisti rossoneri nei confronti del difensore biancoceleste è stato infatti ritenuto necessario scomodare le opinioni di tutti. Ma veramente tutti. Dai giocatori fino ai politici, passando per i maggiori esponenti della Lega calcio fino ad arrivare alle più disparate personalità influenti della nostra penisola.

E’ veramente difficile (o forse è tremendamente facile) comprendere l’assurdo moralismo che regna in questo paese. La cosa certa è che, ancora una volta, rischiamo di farci una figuraccia: la FIFA è stata ufficialmente sollecitata a verificare l’accaduto, mentre noi dormiamo. Perché siamo in Italia, il paese in cui una giornata contornata da striscioni fascisti e cori razzisti, rischia di passare molto più in sordina rispetto ad un semplice sfottò, commesso però evidentemente dai protagonisti sbagliati.