HANNO DETTO
Albertosi riflette: «Che gioia vedere Beccalossi, oggi sarebbe titolare fisso in Nazionale»
Albertosi mette a confronto il calcio di una volta con quello attuale criticando l’eccessivo giro palla difensivo e la mancanza di coraggio nel Milan
Enrico Albertosi, detto Ricky, è stato uno dei grandi portieri della storia. Protagonista al Mondiale del 1970, ha conosciuto Evaristo Beccalossi in qualità di avversario: lui nel Milan, il numero 10 nell’Inter e tanti derby accesi. Il suo racconto a La Gazzetta dello Sport parte dal ricordo del talento nerazzurro.
EVARISTO — «Caro ragazzo, quanto mi dispiace. Era una gioia per gli occhi».
DOPO LA DOPPIETTA AL DERBY LE DISSE “SONO EVARISTO, SCUSA SE INSISTO” — «No, non lo ricordo. Per il semplice fatto che non l’ha mai detto. E non si sarebbe mai permesso. Io avevo 40 anni, lui era ai primi derby. Avrà avuto poco più di vent’anni».
I 2 GOL — «Sì, purtroppo lo ricordo molto bene. Uno nel primo tempo e uno quasi alla fine della partita».
NON PARLO’ — «Non mi disse niente. Lo disse dopo, credo, il giornalista della televisione Beppe Viola. Lui scappò via contento, come facevano tutti quelli che segnavano. Verso il centro o la linea laterale. L’Inter non vinceva contro di noi da diversi anni, credo cinque. Noi eravamo campioni d’Italia, con lo scudetto e la stella sul petto».
ERA IL DERBY DELLE STELLE — «Quel giorno pioveva e non si è giocato bene. Poi abbiamo fatto qualche errore in difesa. Ricordo che alla fine il mio amico Aldo Maldera era arrabbiatissimo. Abbiamo sbagliato troppo, troppo diceva. Poi l’Inter ha meritatamente vinto il campionato. Ma, a proposito di stelle, quella vera era Beccalossi».
GLI PIACEVA — «Tantissimo. Mi piaceva come giocava, come si divertiva e divertiva la gente. Prendeva il pallone e partiva. Lui non la dava mai indietro, non tornava, scattava a zig-zag. Via via, avanti, non come fanno i calciatori adesso».
ERA UN FUORICLASSE — «Sì, un meraviglioso giocatore, pieno di talento e fantasia. Purtroppo è nato nel momento sbagliato, c’erano molti campioni. Oggi sarebbe titolare fisso in Nazionale».
BEARZOT LO LASCIO’ A CASA NEL 1982 — «Preferì Antognoni. Ragazzi, dico Antognoni. Poi l’Italia diventò campione del mondo. Allora c’erano tanti buoni giocatori. Adesso è diverso».
OGGI SONO PIU’ DEBOLI — «Diverso. È cambiato tutto. Tecnica, tattica, preparazione, modo di vivere il calcio. Troppa ansia, troppi timori. Ma non vede che tutti passano la palla indietro? Al Milan, solo per fare un esempio, tocca più palloni Maignan che Leao».
NEL MILAN NESSUNO TIRA IN PORTA — «Lasciamo perdere».
GLI PIACE L’INTER DI OGGI — «Sì. Anche se dentro sono rimasto un vecchio portiere, è bello veder fare tanti gol».
BECCALOSSI GIOCHEREBBE IN QUESTA INTER — «Giocherebbe? E me lo chiede? Era un giocatore meraviglioso e farebbe la differenza anche oggi. Il suo calcio era allegria. Lo vedevi quando entrava e quando affrontava l’avversario. Una volta si diceva: vale il prezzo del biglietto. Ecco, era uno di questi. In campo ti faceva impazzire. Poi ci si trovava al bar a bere e a fumare. Avversari in campo, amici fuori».
RIVERA DICEVA CHE LEI ERA IL PIU’ BRAVO DI TUTTI — «Certo. Mi sono sempre sentito forte, deciso, senza problemi. Ero molto avanti e non solo come posizione. Mi piaceva giocare con i piedi, anche se non avevo quelli di Maignan o di Carnesecchi».
DOVEVA ANDARE ALL’INTER — «Sì, due volte. La prima: giocavo nello Spezia, dilettanti, vicino a casa. Ho fatto un provino infinito, cominciato alle 9 del mattino e finito a notte fonda. Poi è arrivata la Fiorentina. Papà non voleva, facevo le magistrali: “Finisci la scuola, il calcio è provvisorio”. Mia madre mi aiutò e andai a Firenze».
IL 1969 — «Una sera mi chiama Italo Allodi: “Allora, tutto fatto: sei dei nostri”. Bene bene, mi vedevo già a Milano. Alcuni giorni dopo il presidente Nello Baglini mi convoca. “Tutto fatto”, dice. “Lo so, dico io, sono contento, l’Inter mi piace, è una buona scelta”. Lui sgrana gli occhi: “L’Inter? Guarda che io ti ho ceduto al Cagliari”. Sono rimasto lì, a bocca aperta come un ebete. Non volevo andarci a Cagliari. Ma non avevo nessun potere. Ci andai, con un buon contratto. L’avessi fatto prima: è stata la mia fortuna, posto meraviglioso. Ho vinto un grandissimo scudetto».
GIOCARE CON BECCALOSSI — «Mi sarebbe piaciuto tanto. Era la bellezza del calcio».