Diego Moreira si racconta a DAZN: «Dal rapporto con la mia famiglia fino alla scelta del numero 22. Rabiot, il derby e Hazard, vi spiego»
HANNO DETTO

Diego Moreira si racconta a DAZN: «Dal rapporto con la mia famiglia fino alla scelta del numero 22. Rabiot, il derby e Hazard, vi spiego»

Il talento del Milan rivela l’origine del suo nome, ma non solo, nell’intervista rilasciata al format “Remember the name”

Diego Moreira è stato intervistato dai colleghi di DAZN per il format “Remember the name”. Di seguito le dichiarazioni del numero 22 rossonero.

Le parole di Moreira

SUL SUO NOME – «No è speciale perché è il mio nome (ride, ndr). In realtà mia mamma l’ha scelto perché le piaceva, era il suo nome preferito. Poi è stato anche il nome di Maradona. La gente quando dice il mio nome dice che sembra fatto apposta per il calcio. Non lo cambierei mai».

SUL SUO NICKNAME DI INSTAGRAM – «Il mio padrino si chiama Armel e su Instagram il suo nome è “Armizy”, quindi quando ho creato il mio Instagram, non sapevo bene cosa mettere come nome, e siccome passo molto tempo con lui ho voluto fare lo stesso e chiamarmi così».

SULLA SUA INFANZIA – «Ho sempre giocato a calcio, mi portavo dietro il pallone ovunque io andassi. A essere onesti, è da quando sono piccolo che desideravo diventare un calciatore, e penso di esserci quasi».

SUI PRIMI CALCI AL PALLONE – «A 15 anni ho lasciato la mia casa, la mia mamma, per il calcio. Ma sono felice di averlo fatto, perché faccio quello che ho sempre voluto fare. Ci è voluto tanto, tanti sacrifici anche da parte della mia famiglia, che mi ha aiutato tanto credendo in me. Mia mamma soprattutto , perché per lei è stato difficile lasciarmi andare visto che vivevo con lei, e vedermi lasciare casa a 15 anni è stato difficile. Oggi siamo felici».

SUL LEGAME CON L A MADRE – «È unica. Mi ha dato la vita, prima di tutto, e ha fatto tutto per me, sacrificando tutto, credendo sempre in me. Ogni volta che avevo un problema è sempre stata lì, al mio fianco».

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SU SUO NONNO – «Anche lui è una persona che ha dedicato la sua vita a me. È come un padre, non è solo un nonno. Mi portava ad ogni allenamento, a ogni partita, non saltandone neanche una. Sono molto grato di averlo nella mia vita».

SUL RAPPORTO CON IL PADRE – «Speciale, è un buon rapporto. È come se fossimo amici, parliamo tanto di calcio, di tutto».

TI DA’ DEI CONSIGLI DOPO LE PARTITE? – «Si, ma la maggior parte delle volte mi sgrida. Quando perdiamo non rispondo a nessuno, tranne a lui, perché è l’unico con il quale parlo di calcio. E ora sono 4, 5 anni che va avanti così, ovvero che dopo la partita è l’unico con il quale parlo. Poi se vinco e faccio belle prestazioni rispondo a tutti».

SULL’INTERESSE DEL MILAN – «Il realtà è stato lui a chiamarmi e dirmi che il Milan era interessato. Ovviamente aspettava che dicessi sì, ma quando ti chiama il Milan è difficile dire di no. Tutti erano molto contenti, mio padre, mia madre, tutta la mia famiglia».

SU HAZARD – «Uno dei migliori. Quando cresci vedendo calciatori del genere lavori per migliorarti ogni giorno. È un calciatore pazzesco».

SU CRISTIANO RONALDO – «È il mio idolo. Perché? Perché è il migliore, nella vita, in tutto. Volevo essere come lui, anche con i capelli. È un’ispirazione, un modello. Per me lui è il calcio. Il mio calciatore preferito. Cosa gli direi? Grazie per tutto quello che hai fatto per il calcio. Sono felice di essere nato nella sua era, nel suo prime».

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SULLA 22 DI KAKA’ – «Volevo il 7 quando sono arrivato, quando ho saputo che era disponibile potevo cambiarlo, ma sono felice del 22. È un onore, e ora tocca a me dimostrare che posso seguire la sua strada, perché lui ha lasciato un’eredità qui».

SUL DERBY – «È una delle partite più importanti d’Europa, quindi siamo carichi. Se potessi giocare questa partita, morirei per la mia squadra. Non vedo l’ora».

SUL RAPPORTO CON RABIOT – «Amico! Da quando sono arrivato mi ha accolto a braccia aperte. È stato molto gentile con me, poi parla francese. Siamo sempre gli ultimi nello spogliatoio e finiamo per mangiare insieme e parlare tanto di calcio. Penso che il fatto di avere una forte personalità, il gruppo lo ha accettato bene e mi hanno accolto. Mi sento molto bene nella squadra».

COSA MANCA AL MILAN PER TORNARE A VINCERE? – «Vincere partite, tutto qui. Abbiamo una grande squadra, un grande spirito, e dobbiamo continuare a stare insieme, e cercare di vincere le partite. Perché dipende tutto da questo».

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