Conferenza stampa Chivu pre Milan Inter: «Nel derby non esistono favorite, bisogna fare qualche sacrificio in più»
HANNO DETTO

Conferenza stampa Chivu pre Milan Inter: «Nel derby non esistono favorite, bisogna fare qualche sacrificio in più»

Il tecnico nerazzurro Chivu ha parlato alla vigilia della sfida contro il Milan, derby di Milano valevole per la decima giornata del campionato di Serie A 2026/27

La conferenza stampa di Cristian Chivu alla vigilia di Milan Inter, derby di Milano e match valevole per la decima giornata del campionato di Serie A 2026/27: queste le parole del tecnico nerazzurro.

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COME ARRIVA LA SQUADRA AL DERBY – «Pronta. Consapevole del fatto che è un derby, una partita importante per noi e per loro, per la città, per i nostri e i loro tifosi. E’ sempre una motivazione in più giocare questo tipo di partite, qualcosa di speciale. non conta la classifica, ma andare in campo e fare di tutto per portarla a casa».

NECESSITA’ DI CLASSIFICA MA ANCHE DI ORGOGLIO QUELLO DI RIUSCIRE A BATTERE IL MILAN DOPO 7 DERBY SENZA VITTORIA – «Dobbiamo guardarla come una partita di campionato, che è la decima, non dobbiamo guardare la classifica, non dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo fatto negli ultimi anni. Dobbiamo essere la nostra miglior versione, da aggiungere qualcosina sotto tutti i punti di vista rispetto al passato e all’inizio di campionato. Se l’Inter non riesce a vincere un derby da 6-7 partite una domanda ce la si dovrebbe fare, ma questo non vuol dire che i ragazzi in queste sette partite non si siano impegnati. Vuol dire che gli episodi e i momenti, come nella partita d’andata dello scorso anno, sono stati a loro favore e l’abbiamo persa. Bisogna avere tanto equilibrio, motivazione e consapevolezza che bisogna fare qualche sacrificio in più rispetto alle altre partite».

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CHI GIOCA QUESTO DERBY CON MENO PRESSIONE? – «Per me nel derby non esistono favorite, perché c’è tanto orgoglio e tanta ambizione, le energie le trovi nella motivazione e nella voglia di portare a casa una partita di questo tipo. Le pressioni ce le abbiamo tutti, perché sappiamo quello che vuol dire perdere un derby, quello che ti dà vincerlo. Alla fine non bisogna pensare troppo e caricarsi di cose che succhiano energie. Bisogna pensare solo a fare le cose giuste al momento giusto per una partita del genere».

PUO’ ESSERE UNA PARTITA DOVE IL BARICETRO E’ PIIU’ BASSO? – «Questa è una domanda che dovrei farvi io a voi, perché penso che quello che noi stiamo facendo, le pressioni che stiamo facendo, vengono interpretate un po’ male. Noi non giochiamo a uomo: noi andiamo sui riferimenti quando abbiamo delle opportunità di fare determinate pressioni. Se guardate le ultime partite credo ci sia stata più organizzazione e pensiero comune perché abbiamo scelto di non andare sempre ma di aspettare determinate situazioni e momenti per farlo. Quella è una valutazione in campo in cui un giocatore si prende la responsabilità di fare un certo tipo di pressione e condiziona la squadra, o la obbliga a seguirlo. Dobbiamo solo cercare di trovare l’equilibrio giusto nel capire quando, come e perché. Quando si va bisogna andare con convinzione, non per far vedere che facciamo un certo tipo di pressione. Ma credo che ultimamente da questo punto di vista la squadra lo ha capito: la vedo più ordinata, più consapevole nella scelta di quando andare. E comunque rimane una situazione che si può migliorare, il problema è che giocando ogni tre giorni puoi lavorarci poco».

SUL VECCHIO SAN SIRO E SUL PROGETTO DEL NUOVO STADIO, PENSO DI POTER ALLENARE L’INTER IN QUEL NUOVO STADIO IN FUTURO? – «Alla prima domanda devo stare attento a quello che dico, perché è col trabocchetto. So che ci sono i sostenitori del Giuseppe Meazza e di quello che rappresenta, e lo sono stato anch’io perché ci sono stato dentro ma allo stesso momento sono anche pro alle innovazioni e a ciò che porta qualcosa di importante al livello della proprietà, del tuo stadio di proprietà, gli incassi e il mondo che va avanti. Perché senza soldi non si può sopravvivere, soprattutto nel mondo del calcio. Quindi ben vengano le cose nuove. Mi dispiace, nello stesso tempo, nell’accontentare i malinconici e quello che sono stato anch’io dentro questo stadio in cui ho dato tanto da calciatore e adesso un po’ meno da allenatore. Il mondo va avanti e bisogna accettarlo. Il nuovo magari fa un po’ di paura all’inizio, ma una volta che ti abitui credo ti darà tante soddisfazioni. Io allenatore dell’Inter nel nuovo stadio? Dicono che sarà pronto nel 2031-2032… Non dico niente. Mancano quattro anni. Allenare l’Inter, tutto quello che devo subire sempre con pregiudizi e giudizi che diventano sentenze… E’ dura farmi resistere per tanti anni. Probabilmente se cambierà la cultura sportiva e se i risultati saranno buoni, arriverò con meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega (ride, ndr)».

LA CONFERENZA STAMPA DI CHIVU

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