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Caldara: «Al Milan è andata male. Non so se chiamarla depressione, ma non ero più me stesso»

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Caldara, ex calciatore tra le altre di Atalanta e Milan, si è raccontato nel corso di un’intervista a La Gazzetta dello Sport

Mattia Caldara ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport. L’ex difensore, ritiratosi al termine della scorsa stagione ad appena 31 anni, ha indossato la maglia del Milan dal 2018 al 2028. Queste le sue dichiarazioni:

Se guarda indietro ha rammarichi?
«Quando sono arrivato al Milan (nell’estate 2018, ndr) ero nel mio momento migliore, reduce da grandi stagioni all’Atalanta. Ero pronto per una nuova sfida, ma è andata male: ho avuto due infortuni gravi consecutivi, al tendine d’Achille e allegamento crociato. Dopo la seconda operazione non mi sentivo più come prima: faticavo a recuperare, a tornare sui miei livelli. È stata dura vedere per un anno e mezzo i compagni allenarsi, mentre io facevo fisioterapia o palestra».

Ha conosciuto anche la depressione?
«Non so se chiamarla depressione, ma non ero più me stesso. I miei genitori e mia moglie mi vedevano diverso e in effetti ero un’altra persona: me ne rendevo conto anche io perché non ero più realizzato nel mio lavoro. Anzi, non potevo esserlo a ù causa degli infortuni. Parlarne con i miei cari mi ha aiutato».

Perché il Milan è in calo?
«Dopo il derby vinto credevo che potesse lottare fino alla fine per lo scudetto. Non dico che dopo il ko contro la Lazio i rossoneri si siano seduti, ma inconsapevolmente, con l’obiettivo più lontano, tendi a mollare un po’.Ora non è facile ritrovare la rabbia e la voglia di prevalere sull’avversario. Per questo il momento del Milan è delicato: se non ritrova la forza di
combattere, rischia di compromettere un campionato buono. Senza l’ingresso tra le prime
quattro, la stagione diventerebbe fallimentare».

Allegri risolleverà la squadra?
«Mi ha allenato alla Juventus ed ho apprezzato quanto sia bravo a gestire i calciatori, non solo i campioni, ma anche il resto del gruppo. Fa sentire tutti coinvolti: sa “pizzicarti” o farti una carezza. È un grande tecnico e al Milan sta ottenendo buoni risultati. A Torino con lui
sono rimasto troppo poco, giusto qualche settimana, e pensare che avevo aspettato quest’occasione per un anno e mezzo…Mi è rimasto il rammarico di non essere restato almeno sei mesi permettermi alla prova in una squadra che voleva vincere la Champions e nella quale c’erano campioni come Cristiano Ronaldo, Chiellini, Barzagli, Khedira e Dybala»
.

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