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Allegri e la maledizione del ritorno: l’ombra di Sacchi e Capello. Max riuscirà a battere la storia?
Allegri potrebbe ripercorrere le nefaste gesta di suoi due illustri predecessori: Sacchi e Capello. Max batterà la storia?
Il Milan si trova oggi ad affrontare uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Quella che doveva essere la stagione del consolidamento sotto la guida di Massimiliano Allegri, si è trasformata in una logorante corsa contro il tempo per agguantare una qualificazione in Champions League che, fino a pochi mesi fa, sembrava una pura formalità. Il girone di ritorno horror, culminato nella sconfitta di Reggio Emilia, ha fatto precipitare il Diavolo in una crisi di nervi e di risultati che mette a rischio non solo il bilancio societario, ma l’intero progetto tecnico. Fallire l’accesso all’Europa dei grandi sarebbe un colpo durissimo, capace di evocare spettri del passato che i tifosi rossoneri speravano di aver esorcizzato per sempre.
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Allegri e il peso della tradizione: i ritorni amari
Se Allegri dovesse mancare l’obiettivo minimo della Champions, il suo nome finirebbe inevitabilmente nel solco di una statistica inquietante che riguarda i grandi ex tornati sulla panchina milanista. La storia del Milan, infatti, insegna che “le minestre riscaldate” raramente hanno portato i frutti sperati, anche quando a cucinarle sono stati i padri della patria rossonera:
- Il fallimento di Sacchi (1996-97): Dopo l’epopea degli Immortali, Arrigo Sacchi tornò a stagione in corso per sostituire l’esonerato Oscar Tabarez. Il risultato fu catastrofico: una squadra svuotata chiuse all’undicesimo posto, lontanissima dai vertici e incapace di esprimere quel calcio totale che aveva rivoluzionato il mondo.
- L’onta di Capello (1997-98): Non andò meglio l’anno successivo a Fabio Capello. Il tecnico dei record incappò in una stagione anonima, terminata con un deludente decimo posto e macchiata dalla bruciante sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, nonostante il vantaggio dell’andata.
Massimiliano Allegri oggi sfida questa “maledizione”. Come i suoi illustri predecessori, anche Max è tornato a Milano forte di scudetti e finali europee, ma si ritrova a gestire una rosa che sembra aver perso certezze e leadership. Con Luka Modrić ai box e leader come Rabiot apparsi appannati, il tecnico livornese deve trovare la forza di invertire una rotta che sembra già tracciata dal destino.
Riuscirà Allegri a evitare di diventare il terzo “grande ritornato” a fallire miseramente, o le ultime tre partite contro Atalanta, Genoa e Cagliari segneranno la fine della sua seconda era in rossonero? La storia corre veloce, e il Milan non può permettersi di restare a guardare.