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Caso Rocchi, parla l’avvocato del designatore arbitrale: «Si ritiene vittima di un’ingiustizia. Calciopoli? Questa è un’altra cosa»

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Caso Rocchi, l’avvocato Antonio D’Avirro interviene a Pressing per chiarire la posizione dell’ex designatore e contestare la genericità delle accuse

La difesa di Gianluca Rocchi rompe il silenzio dopo la notifica dell’avviso di garanzia per l’ipotesi di frode sportiva. Ai microfoni di Pressing, l’avvocato Antonio D’Avirro ha descritto lo stato d’animo dell’ex designatore, dipingendo il ritratto di un uomo profondamente colpito dalle accuse mosse dalla Procura di Milano. Secondo il legale, Rocchi vive questo momento con estrema amarezza, convinto della linearità del proprio operato durante il mandato ai vertici dell’AIA. La difesa punta dunque a smontare il castello accusatorio basato su presunte designazioni “schermate” per favorire l’Inter di Cristian Chivu o altri club, rivendicando la totale trasparenza delle scelte tecniche effettuate nelle gare sotto indagine, come la semifinale di Coppa Italia contro il Milan di Massimiliano Allegri.

Di seguito, le dichiarazioni integrali rilasciate dal legale dell’ex designatore sulla vicenda: «L’ho incontrato, è demoralizzato perché si ritiene vittima di un’ingiustizia. Ritiene che queste contestazioni siano infondate. Si è sempre comportato in modo leale e trasparente e gli dà fastidio che gli venga attribuita una accusa così grave. Non so se tornerò, sapremo difenderci bene. Stiamo valutando quali iniziative difensive prendere verso giovedì. Calciopoli? Questa è un’altra cosa, qui si parla due-tre persone coinvolte mentre allora erano centinaia di persone e una decina di club. Nella contestazione si fa riferimento ad altre persone, chi siano non lo sappiamo: è un reato plurisoggettivo mentre nell’avviso di garanzia è menzionato solo Rocchi».

Caso Rocchi, il confronto con il passato e le incognite dell’inchiesta

Uno dei punti centrali dell’intervento del legale riguarda la portata dell’indagine, che molti hanno frettolosamente accostato allo scandalo del 2006. D’Avirro ha voluto marcare una netta distinzione tra i due procedimenti, sottolineando come l’attuale inchiesta sia, allo stato attuale, molto più circoscritta e priva di quel coinvolgimento massivo di società e tesserati che caratterizzò la vecchia cupola di Bergamo e Pairetto. Il tentativo è quello di ridimensionare il “clima di sospetto” che sta emergendo nelle ultime ore, specialmente dopo le indiscrezioni sul presunto sistema di segnali «Gioca Jouer» che avrebbe coinvolto anche gli arbitri Nasca e Di Vuolo.

Tuttavia, restano aperti diversi interrogativi procedurali che la difesa solleverà giovedì davanti al pm Maurizio Ascione, in particolare riguardo alla natura “plurisoggettiva” del reato contestato. La difesa lamenta l’impossibilità di conoscere l’identità dei presunti complici citati negli atti, un elemento che rende difficile definire una linea d’azione precisa in vista dell’interrogatorio. L’attesa per il confronto con la magistratura resta altissima, poiché potrebbe svelare se l’accusa poggia su prove tecniche come le intercettazioni risalenti alla primavera del 2025 o su nuove testimonianze non ancora rese pubbliche.

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