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Vieri: «Se il Milan vince il derby può succedere di tutto. Pioli lo sa»

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Christian Vieri

Vieri: «Se il Milan vince il derby può succedere di tutto. Pioli lo sa». Le dichiarazioni del doppio ex

Bobo Vieri presenta così il derby tra Inter e Milan su La Gazzetta dello Sport.

DERBY – «Può essere un derby bellissimo, può pesare tantissimo. Se l’Inter vince, taglia fuori il Milan dalla corsa scudetto: potenziale +10, come li recuperi alla capolista che stiamo vedendo? Ad una squadra che si sta dimostrando anche spietata, quando serve? Io non sono di quelli che dicono che l’Inter ha già vinto il campionato a inizio febbraio: è presto. Però questa Inter non le sbaglia tre o quattro partite da qui a maggio e proprio perché sta così, giocherà per vincere: sarebbe dare una legnata al Milan e forse una “fiammata” a tutto il campionato. Senza calcoli: a 15-16 partite dalla fine non li fai, con il rischio di ritrovarti tutti in mezzo alle scatole un’altra volta. Ma se vince il Milan torna in corsa alla grande, e poi può succedere di tutto: Pioli punterà molto su questa motivazione. La sua squadra è in una situazione non facile, ma intrigante allo stesso tempo: ha la grande chance di togliere sicurezze all’Inter, guadagnandone per il suo futuro. Così metterebbe, o continuerebbe a mettere, pressione all’Inter: il massimo delle motivazioni, per giocare un derby».

IBRAHIMOVIC – «Se Ibrahimovic ce la fa e gioca, meglio per il Milan: qualcosa in più la può sempre inventare. Soprattutto se gli arrivano i palloni giusti: la chiave è quella, li vuole “puliti” e non fa niente per nasconderlo. Ingombrante? Se sei al Milan non puoi considerare un problema il dover fare tutto il possibile per giocare bene con lui.Mette pressione ai compagni? E’ vero, non ha mai negato di voler essere messo in condizioni di giocare bene. Il suo problema non sono i 40 anni o se giocherà un altro anno: deve pensare solo all’oggi, non ha l’età per concentrarsi sul futuro. Semmai sono gli infortuni, a frenarlo: più giochi e più hai la condizione per essere decisivo, non basta più essere bravo. Anzi, a 40 anni devi averla migliore degli altri. E se Ibra non ce la fa? Gioca Giroud, un altro che aiuta la squadra, ma in modo diverso.Meno qualità tecnica, più movimenti e colpi da centravanti puro: con lui servono più cross dalle fasce, nel gioco aereo è un martello. E se un derby è una partita da sangue freddo, può essere il suo pomeriggio: se l’esperienza si potesse vendere, Giroud sarebbe ricco».

LEAO – «Ho un debole per lui: giocava poco, ma avevo già visto qualcosa di speciale. Dico Leao perché ha anzitutto il dono dell’imprevedibilità e un derby si vince anche grazie a un episodio. Lui può giocare pure centravanti, perché sa venire incontro e poi andare sul “lungo”, in profondità, ma fa più male se arriva da dietro, non per forza da sinistra. Ha una velocità impressionante e dunque è difficilissimo da leggere e da marcare: come fai a prendergli le misure se non sai mai dov’è, dove va, e non fa quasi mai la stessa giocata? Quando lo hai capito, non lo prendi più: gli lasci cinque metri ed è già in porta, ne può fare cinquanta in pochi secondi e vederlo correre è una bellezza. Come a Lautaro, anche a lui manca ancora continuità: ha anche fisico, tecnica, non è male di testa, insomma ha tutto per fare 15-20 gol, però è ancora un po’ indietro, anche se adesso mi sembra un po’ più cattivo vicino alla porta. Mi aspetto che quest’anno esploda definitivamente: non è più il ragazzo appena arrivato al Milan, un investimento per il futuro, deve fare la differenza in tutte le partite. E un derby vale per dieci partite».

MERCATO MILAN – «Il Milan è un club in ricostruzione, dunque gli serve tempo, e prendendo un ragazzo di 18 anni come Lazetic ha guardato al futuro più che al presente. Un difensore gli sarebbe servito, certo, non è un caso che l’abbiano cercato fino all’ultimo, ma poi hanno scelto la coerenza con il progetto: non dire per forza “oggi”, ma saper dire anche “domani”. Solo a giugno, anche in base a quanto sarà importante il prossimo mercato che vorranno fare, potremo dire se il ragionamento è stato corretto. Ma è un ragionamento che mi piace, magari lo facessero in tanti: è così che si costruiscono le squadre vincenti». 

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