Milan, una risposta alle illazioni

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Il Milan e Yonghong Lì, da quando è stato firmato il preliminare, sono al centro di voci provenienti da più parti come se il Milan fosse un pericolo per il calcio italiano

Il cielo sopra Milano non è mai stato così cupo, così pieno di nubi cariche di illazioni e provocazioni nemmeno quando dall’altra parte del naviglio i soldi arrivavano dalle isole Cayman. Illazioni create da quella stampa amica di Galliani e dei bianconeri ma alimentate a dovere da pseudo economisti su Twitter e dall’ignoranza dell’italiano medio. Nel corso dei mesi sono tante le voci messe in giro per creare un terrorismo mediatico intorno al Milan e a Yonghong Lì. Le illazioni sono iniziate con i cinesi non esistono, dietro ai cinesi c’è Berlusconi, i cinesi non hanno i soldi per poi ipotizzare un fallimento del Milan. Tutto molto bello se non fosse per il fatto che nessuna di queste voci è vera.

I cinesi non esistono – una delle prime voci messe in circolazione è questa, si pensava che la trattativa tra Berlusconi e Lì fosse tutto un bluff come era stata quella con mr Bee e che un giorno Berlusconi avrebbe annunciato che sarebbe rimasto lui come presidente. Berlusconi non è più il presidente del Milan dal 13 Aprile 2017.

Dietro ai cinesi c’è Berlusconi – questa è l’illazione più fantasiosa e anche quella più grave. In Italia è rientro dei capitali è un reato grave e basta questo per smontare questa voce. In questo caso la fantasia supera la realtà perché è stato lo stesso legale di Berlusconi a portare in procura le carte fornite dai cinesi. In procura c’era già un documento che riguardava il Milan ma che riguardava anche mr Bee. Il thailandese aveva scelto la fiduciaria svizzera Tax&Finance finita poi al centro di uno scandalo che ha portato all’arresto del presidente Andrea Baroni accusato di aver frodato il fisco in diverse operazioni milionarie. Questo significa che se Berlusconi non ha venduto il Milan a Bee c’era un motivo grave dietro e se è stato venduto a Lì vuol dire che è una persona seria e che sono stati effettuate le ricerche giuste.

I cinesi non hanno i soldi – Questa è una delle illazioni smentite quasi a tempo di record. Lì ha versato nelle casse di Fininveste:

-730 milioni di euro per il closing

– 100 milioni di euro per ricoprire gli stipendi sborsati da Fininvest nel periodo Luglio-Aprile

– aumento di capitale di 60 milioni di euro, di cui ne sono stati versati 49

– 73 milioni di euro restituiti dalla Rossoneri Sport Investment Lux a Fininvest

– 230 milioni spesi per il mercato estivo

Bastano questi numeri per smontare ogni tipo di teoria sui cinesi e sulla provenienza dei soldi.

Il fallimento del Milan – l’ultima voce, se non quella più affascinante per chi non ama il Milan, è quella che ipotizza un fallimento della società rossonera. Yonghong Lì e il Milan hanno un debito complessivo di circa 320 milioni di euro con Elliott da versare entro Ottobre 2018. Basta questo per alimentare le voci più catastrofiste peccato però che, stando alle notizie uscite negli ultimi giorni, si stia lavorando per un rifinanziamento con Highbridge e si parlano di cifre vicine ai 400 milioni di euro da restituire entro il 2023. Quindi, in sostanza, il Milan non fallisce, se Yonghong Lì non dovesse restituire tutti i soldi Elliott o Highbridge cercheranno un nuovo proprietario che di certo non sarà Berlusconi.