Milan, Li rifiuta 450 milioni: spaccatura in società

© foto foto Daniele Buffa/Image Sport

Il vortice che avvolge il Milan in questi giorni sembra non conoscere una fine: La stangata arrivata dall’Uefa ha creato scompiglio all’interno della società rossonera. il presidente Li è l’osservato numero 1 e il rifiuto di un’offerta di 450 milioni lo pone ora al centro di una spaccatura imminente

Sono giorni molto delicati quelli che sta trascorrendo il Milan: la società ha sbattuto contro il duro scoglio della Uefa e si è vista mettere in discussione tutti i progetti sportivi ed economici in programma per l’imminente futuro, con la programmazione della prossima stagione che è stata di fatto stravolta. I rossoneri ora devono attendere le decisioni dell’organo europeo e le possibili sanzioni a cui il club potrebbe andare incontro disegnano scenari preoccupanti. In questo contesto si inserisce la figura di Yonghong Li: il presidente del Milan è ora al centro delle critiche dei tifosi rossoneri, la scarsa trasparenza dei suoi intenti economici e finanziari preoccupa e non poco dalle parti di via Aldo Rossi.

Come se non bastasse è notizia delle ultime ore, secondo quanto riporta Repubblica, il rifiuto di Li di un offerta pari a circa 450 milioni, compresi i debiti col fondo americano Elliot, proveniente da Dubai(più precisamente dall’immobiliarista Al-Falasi). Ai rifiuti si aggiunge anche quello di un’offerta che gli avrebbe permesso di rimanere socio di minoranza al 30%. C’è anche un nuovo nome inoltre, ovvero quello di mister Xia, attivo nel settore immobiliare e pronto ad investire 250 milioni. Al momento però Li non è assolutamente intenzionato a rinunciare al Milan e punta di trovare a breve, o in patria o negli emirati, le risorse economiche necessarie per rifinanziare il debito. Non verranno ascoltate quindi altre offerte simili, a meno che non si aggirino intorno ai 750 milioni, cifra per la quale il patron rossonero potrebbe sedersi sul tavolo di trattativa. Nel frattempo a casa Milan si acuisce il malcontento generale, e la fiducia nei confronti della società cinese è ora seriamente messa in discussione. Il rischio è che si creino fazioni, all’interno del consiglio di amministrazione, non più intenzionate a rinnovare la stima a Li.

 

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