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Maldini: «Fui in contatto col PSG. Delusione? Duarte è stato sfortunato»

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Paolo Maldini ha parlato a tutto tondo a DAZN, dal proprio nuovo ruolo al Milan al progetto giovani guidato da Ibra

Intervenuto nuovamente a DAZN a cinque giorni di distanza dalla prima volta Paolo Maldini ha così parlato del proprio nuovo ruolo di dirigente al Milan: «Credo di essermi preparato 9 anni facendo tutt’altro. Ho cercato di riprendere in mano la mia vita e seguire le cose che avevo tralasciato: la famiglia, i figli li ho seguiti nel percorso scolastico e in quello calcistico, anche mia moglie, anche gli amici perché poi ho fatto cose che nella mia vita non avrei mai fatto. Mi sono goduto questi anni come un ritorno alla normalità. Mi sono preparato staccandomi da quella che era la realtà del calcio, seguendo comunque il Milan e il calcio, con un occhio distaccato. Magari non ero prontissimo perché è stata una cosa improvvisa: ero a Miami e mi ha chiamato Leonardo: “Devi essere qua tra 10 giorni, dobbiamo partire insieme, ti voglio con me”. È stato facile dire di sì. Nel recente passato c’è stata la possibilità di entrare nell’altro gruppo con Fassone e Mirabelli, ma non ci siamo trovati d’accordo su determinate cose. C’era anche la possibilità di entrare con Barbara. La mia scelta, oltre ad un interessamento del PSG sempre attraverso Leonardo, è sempre stata legata ai colori rossoneri». 

SULL’ALLENATORE«L’allenatore ha un ruolo importante. Ha un’idea di gioco. L’allenatore vede la squadra che ha e vede anche quelle che sono le necessità. Quello che chiediamo all’allenatore è darci dei profili. Credo che i nomi li debba scegliere il club e che debba incidente sotto tutti i punti di vista, sia da quello economico sia dall’età del giocatore stesso, e anche da una visione che va all’aldilà di quella che poteva essere l’anno dopo»

RAPPORTO CON I GIOCATORI«Nel momento nel mercato andare agli allenamenti diventa difficile. In una settimana io e Massara andiamo almeno 3/4 volte a Milanello. Col mister si parla quotidianamente. Sulle cose tattiche ci confrontiamo. Ci sono delle cose che riesci a vedere solo se sei lì. Sono piccole cose che si riconosco in maniera immediata. Io cerco di capire il calciatore. Ci sono situazioni e situazioni. Dipende cosa vai a dire. Se devi andare a dire a uno che sta giocando male, vai lì con la comprensione cercando di aiutare quelle che sono le difficoltà del ragazzo stesso. Se uno invece si comporta male, allora devi essere duro. Cerco di avere un dialogo con tutti».

IBRA E VAN BASTEN«Sono due super campioni. Fare una classifica è difficile. Baresi e Van Basten erano quelli che avevano qualcosa in più degli altri. Marco, purtroppo, ha dovuto smettere nel suo momento migliore. Ibra, per quello che ha fatto e che sta facendo, è senza dubbio a quel livello lì. Per fare certi cose devi essere un grande campione non solo in campo, ma anche fuori. Il campione riconosciuto da tutti è quello che è campione in tutto». 

GIOVANI«Difficile trovare uno che mi abbia deluso. Duarte è stato sfortunato, ha avuto tanti infortuni. Il talento di Leao è sotto gli occhi di tutti, può arrivare a livelli incredibili. Saelemaekers è stato frutto del nostro scouting, non conoscevo Alexis. Noi cercavamo un terzino destro in quel momento lì, o uno che in previsione un giorno potesse giocarci. Abbiamo visto questo ragazzo che giocava a destra, a sinistra, come terzino, da numero dieci, con un’intensità tale che dopo che gli dai la palla lui c’è. Bennacer ha grande personalità». 

DANIEL«Avere il papà tra le scatole non è piacevole, lo so bene anche io (sorride, ndr). So bene che il momento più brutto è quando torni da una partita in macchina con tuo papà e ti dice cosa dovevi fare. Anche mio figlio me l’ha detto più volte. La sua fortuna è che gioca in un altro ruolo rispetto al mio. Per Christian, che fa il difensore, è stata ancora peggio».

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