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Ibrahimovic: «Obiettivo? Vogliamo lottare per vincere lo scudetto»

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Zlatan Ibrahimovic ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Radio Deejay, ecco le sue parole sul Milan

Zlatan Ibrahimovic ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Radio Deejay, ecco le sue parole sul Milan:

PERSONALITÀ: «Non ci sono regole nel gioco. Provo sempre a essere me stesso. Non credo di fare apposta, il mio atteggiamento è naturale. In campo sono tranquillo, poi trovi il tuo modo di fare le cose. Sono fiducioso perchè credo in me stesso. Poi chi parla deve dimostrare».

SHOW IN AMERICA: «Ho fatto qualche show in America, lì piace molto e per questo mi mandavano sempre nei talk show. Prima dei programmi mi mandavano le domande ma non mi piaceva perchè preferisco le risposte spontanee: così attacchi o difendi»

RAPPORTO CON I DIFENSORI: «Oggi il rapporto con i difensori è tranquillo, prima era una bomba: non sapevo se perdevo la pazienza o ero tranquillo. Oggi è più tranquillo e so controllarmi. Oggi hanno molto più rispetto di me mentre prima i difensori mi attaccavano e non avevano rispetto. C’è qualche difensore di vecchia generazione come Chiellini. Lo stimo e mi piace quando c’è un po’ di guerra così mi sento vivo».

SE FOSSE UN ARBITRO: «Se fossi un arbitro non fischierei tanto perchè mi piacciono i duelli. In Inghilterra lasciano giocare e non fischiano tanto, mi piace questo modo di arbitrare».

ITALIA: «L’Italia è il paese che mi ha fatto diventare quello che sono oggi. Tutto è iniziato in Italia. In Olanda c’è una scuola di talenti ma ho speso tanti anni qua. E’ come se fosse la mia seconda casa e sono molto grato a questo paese».

ARRIVO ALLA JUVENTUS: «Dopo l’Europeo del 2004 sono arrivato in Italia alla Juventus perchè mi ha portato Moggi»

GATTUSO: «Con Gattuso ho un bel rapporto. E’ un grande personaggio, mi caricava e ha una mentalità incredibile. Come ti alleni, giochi le partite. L’ho visto al mio compleanno che si è presentato. Mi mancava vederlo, lo avevo visto in panchina con il Napoli».

CRESCITA DEI COMPAGNI E ADRENALINA PRIMA DELLE PARTITE: «Ora sono molto concentrato. So cosa serve per caricarmi. Ho responsabilità davanti ai miei compagni. Loro mi guardano perchè parlo in campo e nello spogliatoio. Si sentono protetti ma devono prendersi le loro responsabilità e crescere. Leao si è convinto da solo a correre però, non è venuto da me. Non correva, ho provato ma non trovavo un contatto mentale con lui. Non riuscivo ma nel precampionato è esploso e partito da solo».

NAPOLI: «Ero in America e Mino mi diceva di tornare a giocare in Europa, in Italia. In quel momento ho guardato documentario di Maradona, i tifosi erano una cosa incredibile. Avevo parlato con il Napoli e il giorno che dovevo firmare hanno mandato via Ancelotti. Mi aveva convinto, era tutto fatto. Avevo parlato tanto con lui e il giorno che è andato via mi sono sentito tanto insicuro. Poi è arrivato il Milan».

ROTTURA DEL CROCIATO: «Avevo 35 anni quando mi sono rotto il ginocchio. E’ tutta una questione di mentalità. Quando era successo tutti mi davano per finito. Quando mi dicono ste cose è come mettere la benzina sul fuoco, mi sono messo degli obbiettivi. Volevo tornare forte ma non sapevo come sarebbe andata».

CALCIO AMERICANO: «Il calcio americano è fatto di tanta pubblicità e marketing. Non hanno una base per creare talenti. Ho fatto vedere io come si giocava seriamente, ora sono tornati a giocare a baseball. Il regolamento è difficile. Andavo in spiaggia a giocare perchè c’era meno pressione. Potevo andare senza maglia e sentirmi normale e giocavo in spiaggia con gli altri bambini».

LONTANANZA DELLA FAMIGLIA: «E’ molto dura. Siamo sempre stati insieme ed è difficile stare lontano da loro. Il programma era andare a Napoli per 4 mesi, vincere lo scudetto e tornare in Svezia. Le cose invece sono andate bene al Milan e sentivo la voglia di giocare e ho deciso di prolungare il contratto. Non avevo parlato con mia moglie e sono andato sulla passione. Ho paura di ritirarmi. Ogni volta che si avvicina, prolungo».

PALLONE D’ORO: «Non so perchè non ho vinto pallone d’oro, io gioco e penso a giocare. Dipende come si guardano le cose. Messi ha vinto il pallone d’oro ma dicevano che meritava Lewandowski. Non ho vinto neanche la Champions League, dicono che non la vincerò mai e altre cose ma questo non cambia la mia carriera. Non cambia neanche le mie qualità. Ho avuto la fortuna di giocare con grandi giocatori e grandi squadre, ho imparato diverse lingue e qualcosa ho vinto».

MOTIVAZIONI DA GIOVANE: «Un ragazzo che vuole diventare calciatore deve continuare finchè si diverte. I genitori non devono mettere troppe pressioni, questa generazione ha troppe pressioni. I ragazzi ora giocano per mamma e papà e questo non va bene. Nessuno mi ha messo pressione. Tutto quello che ho passato ha costruito ciò che sono oggi. Non avevo alternative o le strade che c’erano non erano buone, mi sono concentrato sul calcio e lo volevo tutti i costi. In Svezia mi vedevano come straniero e non come svedese e questo mi ha motivato. Secondo me non è solo una questione di talento. Puoi diventare qualcuno anche senza talento se hai voglia e motivazione. Vale per tutti i lavori».

RAIOLA: «Mino è forte, in campo pensi a te stesso ma fuori ti fa crescere tanto nella gestione della tua quotidianità».

MESSAGGIO AI TIFOSI DEL MILAN: «Siamo delusi dall’uscita della Champions League, mi dispiace tanto e ci dispiace tanto ma lotteremo per vincere lo scudetto. Faremo di tutto per vincerlo e non molliamo. Nel fallimento esiste anche il successo, cresceremo e prendermo esperienza».

 

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